Di pelo, pubblicità e professionalità

La pubblicità è spesso accusata di sfruttare e denigrare il corpo della donna.
La questione mi riguarda doppiamente, in quanto donna e in quanto pubblicitaria.
E certo non posso far finta di niente quando, girando per Facebook, vedo

CampagnaEstetica

Ora, vi dirò: quello che più mi infastidisce non è tanto l’immagine dell’uomo che guarda sotto la gonna di una donna. Sono cresciuta negli anni ’80, i miei coetanei all’asilo tormentavano noi bambine con questa canzone e solo pochi giorni fa ho visto una pubblicità che faceva dell’ironia sui femminicidi, figuriamoci.

Ad innervosirmi è la frase – in maiuscolo, per giunta: “ECCOLA FINALMENTE! L’ABBIAMO PENSATA E REALIZZATA NOI DI BODY SLIM!!”.

Se tutti si scandalizzano – ragionevolmente – quando un politico diventa ministro di una materia di cui non ha competenza, perché non dovrei arrabbiarmi quando un imprenditore vuole fare il pubblicitario?

Così decido di scrivere un appello su Facebook, invitando i miei “amici” a scrivere sulla pagina di Estetica Body Slim quello che pensano della pubblicità sopracitata. Da parte mia, commento con un sintetico “VERGOGNATEVI!” e noto che due o tre persone di mia conoscenza la pensano più o meno come me.

Passano pochi minuti e vengo informata del fatto che tutti i messaggi contenenti una critica sono stati cancellati dalla pagina, compreso il mio. In questo modo, casualmente, rimangono solo i complimenti – di chi ha lavorato alla stessa pubblicità, tra l’altro.

L’asticella del mio fastidio si alza ulteriormente, ma non è nemmeno questo fatto a spingermi a scrivere un post che parla, appunto, “Di pelo, pubblicità e professionalità”, no.

La causa scatenante è il messaggio che mi sono ritrovata nella posta privata di Facebook – e che confesso di aver visto con un giorno di ritardo.

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A cui segue, dopo il mio silenzio, quest’altro messaggio (sempre inviatomi in privato)

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Per la precisione, la finezza di cui parla è un’opera giusto un tantino conosciuta:

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“L’origine du monde”, Gustave Courbet, 1866.

Nonostante tutto, è forse vero che devo delle spiegazioni. Eccole:

1) Ho 29 anni, sono adulta e vaccinata. Vengo da un piccolo paesino, al liceo ero in una classe composta quasi esclusivamente da donne, dunque credetemi: conosco la finta cortesia. Quel sandwich di “Ciao Cara” e “Ti auguro una splendida giornata”, giusto per attenuare l’infarcitura di insinuazioni un po’ acide, non mi serve, grazie.

2) Ho scelto deliberatamente di rendere visibile a tutti il mio profilo Facebook – sono per la teoria che se non si vuole far sapere qualcosa, basta non scriverla sui social network. Questo non significa però che chiunque possa sentirsi libero di scrivermi più messaggi privati, nonostante il mio silenzio. E comunque sì, trovo un po’ inquietante il fatto che qualcuno sia risalito da un mio commento al mio posto di lavoro, quindi alla pagina Facebook della mia agenzia, per poi passare in rassegna uno a uno i post che pubblichiamo, alla ricerca della “prova da rinfacciarmi” (datata 8 marzo).

3) La (immagino) responsabile dell’azienda mi scrive: “Non capisco proprio l’accanimento nei miei confronti”, ma si sbaglia: non sono io che ne sto facendo una questione personale. Io ho scritto sulla pagina pubblica di un’azienda, commentando il lavoro che immagino non sia stato concepito e realizzato da una singola persona. Qualcun altro, semmai, ha dato il nome di un’azienda anche a un profilo personale – cosa che Facebook, tra l’altro, vieta – e qualcun altro è andato a spulciare nella mia biografia.

4) I due link accusati riguardano ARTE. Quella che fa Estetica BodySlim come la mia agenzia si chiama “PUBBLICITÀ”. Sentite come suonano diverse? È perché lo sono.

5) La pagina Facebook di un’azienda non è la sua casa, ma la sua piazza. E se qualcuno viene per lamentarsi, non lo si può cancellare e fare finta di nulla, come un “Truman show” dove rimangono solo i sorrisi stampati e le battute da copione.

Poi basta, mi fermo qui.

Chiudo segnalando un articolo che Pasquale Barbella ha scritto per il Corriere: “Il male della pubblicità è che qualsiasi idiota può farla”.

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Master chef

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Una delle newsletter più simpatiche che riceve la mia mail: quella di Just Eat.

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E ora scusatemi, devo andare. M’è venuta un po’ di fame.

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In sintesi

  • Non mi faccio più viva da un mese, ma non sono morta.
  • Milano è un cantiere in vista dell’Expo 2015, ma se cerchi, riesci a vedere la sua bellezza anche in una giornata grigia e piovosa.milanoFigurati poi quando c’è il bel tempo.parcoportello
  • Sono stata a uno di quei corsi obbligatori per chi ha un contratto d’apprendistato. 40 ore che nemmeno gli insegnanti sapevano come riempire, 12 persone che – lavorativamente parlando – avevano davvero poco in comune e un’unica informazione utile: è economicamente provato che torneremo alla lira.
  • Oggi sul Corriere ho letto un articolo di Diego Tardani in cui si sostiene che se la pubblicità usa il corpo della donna non è per abusarne. Eh no, in realtà è per esaltarne il potere sull’uomo.
    Io rispetto Diego Tardani, perché credo ci voglia fegato per scrivere una cazzata simile su un quotidiano nazionale, e perdipiù affidarla all’imperitura memoria del Web, ma a volte penso sia meglio l’anonimato del ruolo di avvocato del diavolo.
    Comunque sentiamo cosa ne pensano le persone. Domani sarò alla Palazzina Liberty per il live-tweet dell’incontro “Austerità creativa contro inquinamento cognitivo”. L’hashtag ufficiale è #meetADCI e la domanda sul tavolo sarà: “Gli italiani si rendono conto di quale perniciosa forma di inquinamento cognitivo sia spesso la pubblicità?“.
    Vedremo.
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Sanremo visto da un altro schermo – Puntata #2 e #3

Giuro che stavolta la pigrizia non c’entra.

Se ho raggruppato due puntate in un unico post e le segnalazioni sono calate, non è colpa mia, ma un calo fisiologico del “popolo dei social network” (o del ritmo del programma?).

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Sanremo visto da un altro schermo – Puntata #1

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Tutti parlano di Sanremo. Ma non è detto che tutti quelli che ne parlino l’abbiano visto. L’anno scorso ho fatto un piccolo esperimento: ho spento la tv e mi sono messa davanti alla mia pagina di Twitter. Risultato: mi sono divertita molto più degli spettatori (a giudicare dal contenuto dei tweet) senza perdermi nemmeno uno dei punti salienti del programma.

Qualcuno potrà obiettare che però,  così, non mi sono fatta una mia idea dello spettacolo, ma sai che c’è?
C’è che non penso che devo avere per forza un’opinione su ogni cosa, soprattutto se l’argomento in questione è effimero.

Così, se ti sei perso la prima puntata di Sanremo, non disperare: eccoti un riassunto perfetto che non ti farà sentire escluso dai discorsi di colleghi/amici/parenti e che ti darà brillanti osservazioni da poter spacciare come opera tua.

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Creatività sparsa

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(In tutta questa creatività, non ci crederai mai ma c’è anche spazio per una pubblicità. Solo apparentemente banale.)

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On Space Time Foam

Googlatelo.

Poi, se siete di Milano o dintorni, organizzatevi per andare all’HangarBicocca.

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Subito.
Non dite “lo farò”, che poi è un attimo a diventare “dovevo farlo”. L’installazione dura fino al 3 febbraio, i posti sono limitati e non si possono prenotare.

E la fila è lunga, nonostante, come mi ha detto una ragazza dello staff, “non è stata fatta alcuna pubblicità apposta”.
Il passaparola ha funzionato bene. Anche troppo bene, direi, vista la ressa.

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Tutti vogliono provare quella sensazione, tra l’essere sospesi nel vuoto e il gattonare sopra a delle bolle d’aria.
E lo vogliono così tanto da essere disposti ad andare in una zona un po’ così di Milano.
L’Hangar però merita.

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Andateci. Davvero.

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12 cose che ho imparato nel 2012

1) Controlla i messaggi di Facebook. Non quelli dei tuoi amici, ma quelli che rientrano sotto la voce “Altri”. Quelli che Facebook non ti notifica e magari potevano darti l’opportunità di un lavoretto da freelance.

2) Il blog inteso come diario personale, nonostante le gufate di molti, non è morto. Ha cambiato solo pelle e si chiama “social network”.

3) A proposito di blog. Quest’anno sei riuscita a convincere due persone ad aprirne uno. Mica male, eh? Ora ritenta con dei clienti paganti, grazie.

4) Cucinare bene non era così impossibile, vero? E chissà quante altre cose non lo sono.

(ma no, puntuale non lo sarai mai)

5) Fino a un paio d’anni fa la tua teoria che la webbitudine fosse nell’aria (e nella testa), più che nel device, poteva ancora reggere. Ora non più: comprati ‘sto cazzo di smartphone.

6) Il rischio più grande di questo periodo è cadere nel vittimismo. Non inciampare.

7) Staccare, un pochino ogni tanto.

8) Rinunciaci: non puoi controllare tutto.

9) Non demordere se tutto dipende da te o se puoi cambiare anche solo dello 0,001% la situazione.

10) Palahniuk ti piace, l’abbiamo capito, ma se continui a leggere solo i suoi libri ti perdi un’infinità di mondi che non hai ancora esplorato.

11) Hai gusti troppo pop per essere una influencer.

12) Imponiti un obiettivo un gradino più su di quello che sai puoi raggiungere. Per esempio, anziché scrivere “10 cose che hai imparato nel 2012″, punta a trovarne 12. Magari ce la fai.

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Milano d’inverno

Voci dicono che i milanesi siano persone quadrate, frettolose, senza immaginazione né voglia di scherzare.

E invece a loro basta qualche centimetro di neve e un leggero dislivello per sfoderare dagli armadi slittini e bob, e fingersi a Sankt Moritz.

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Altre voci dicono che siano freddi e difficilmente rivolgano la parola a un estraneo.

Ma io sono testimone di una mini-battaglia di neve nata per caso e indetta tacitamente, tra persone che fino a un minuto prima non si conoscevano.

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Un’altra diceria vuole i milanesi pragmatici, poco propensi al gioco.

Allora come si spiega l’invasione di pupazzi di neve dei giorni scorsi?

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Naturalmente la sottoscritta, anche se milanese-milanese proprio non è, non poteva astenersi dal dare il suo contributo alla crescita demografica (dei pupazzi di neve).

Vi presento quindi lui.

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Non l’umano, ma l’altro. Il

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Perfettamente allineato con lo spirito del tempo, il Pupazzo Più Piccolo Del Mondo (per gli amici PPPDM) è umile, pratico (volendo, take-away), ecologico (100% biodegradabile) e flessibile. All’occorrenza, infatti, diventa un uccellino.

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Sebbene sia piccolissimo, è molto resistente. Tanto da essere uscito quasi indenne dall’attacco di questo bestione armato.

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Ma, ahimè, cosa volete che gliene importi, a quei freddi, superficiali e snob dei milanesi, di PPPDM?

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