Archivio mensile:gennaio 2012

Fail tale

Questo post rispetta l’ambiente, in quanto riciclato al 100% da http://simplyaddicted.splinder.com, un blog che si autodistruggerà oggi insieme a Splinder.

Come sarebbero le favole ai tempi di Internet? Be’, forse un po’ meno romantiche delle loro versioni originali.

Pollicino 2(.0)
Altro che briciole di pane.
Pollicino ritrova la strada di casa grazie al gps del suo iPhone.
Mentre cammina, scrive un’email al Telefono Azzurro – there’s an app for that – raccontando la sua triste storia. In poco tempo la lettera fa il giro di ogni casella di posta, inoltrata da tutti a tutti.
Pollicino viene così preso in un’agenzia pubblicitaria come “ragazzo del Web”, esperto in viral e newsletter. E torna a casa accolto a braccia aperte da mamma e papà.
Niente più screzi e rancori, ora che si guadagna la pagnotta.

Cenerentola 2(.0)
Per rintracciare la proprietaria della famosa scarpetta, il principe apre su Facebook il gruppo “Noi che calziamo il 35”.
Il ragionamento non fa una piega: le minori di 13 anni non potrebbero iscriversi al social network e una ragazza più grande con un piede tanto piccino non è rara, è unica.
Ma non è poi così difficile modificare le proprie misure virtuali. Alla fine i membri risultano essere 3508.
Il principe fa di nuovo la cosa apparentemente più sensata da fare: scegliere la più figa in foto.
Fu così che si ritrovò a chattare con un camionista quarantatreenne di Busto Arsizio.

Biancaneve 2(.0)
Scrive su Twitter Regina+bellaDelReAm3: “Grazie @SteveJobs ho capito cosa usare contro l’anemica. Ora non mi resta che mascherarmi da innocente vecchina. #velenodellemiebrame”.
Il tweet riesce a far reagire persino quella mummia di Biancaneve. Con un “LOL”.
La poverina non ce la fa proprio a collegare il messaggio con l’anziana venditrice di frutta che le offre una mela.
Per fortuna i sette nani sono un po’ più svegli e riescono a sventare il misfatto in tempo.
Conclusione: il principe non incrocerà nessuna bara di cristallo durante la sua cavalcata.
E Biancaneve continuerà a fare la desperate housewife con non uno, ma ben sette mariti.

Pinocchio 2(.0)
Mastro Ciliegia mette all’asta su eBay il pezzo di legno “che rideva e piangeva come un bambino”.
Geppetto non ha molti soldi, ma il prezzo di partenza è 0,50€ e decide di provarci.
Sta quasi per aggiudicarsi l’oggetto, quando un certo Mangiafuoco glielo soffia un minuto prima che il tempo a disposizione finisca.
Geppetto tenta un ultimo rilancio, schiaccia il tasto “Fai un’offerta”, ma l’inserzione scade prima che la pagina si carichi; il falegname non poteva permettersi l’ADSL.
Siete tristi per lui? Mah, io dico che avrebbe potuto andargli peggio.
Come, che so, essere inghiottito da una balena.

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Di pubblicità, donne e idee.

E insomma, mi sto prendendo bene a fare interviste per questo blog.

Dopo Veronica di “999 momenti imbarazzanti”, oggi è la volta di un’altra donna.

Giuro che la mia non è misandria, nè una questione di quote rosa. Trattasi infatti di pura e semplice casualità.

Con questa ragazza, per esempio, ci si conosce da… Saranno 3 anni.
Viviamo nella stessa città, facciamo lo stesso lavoro, eppure non ci siamo mai incontrate di persona. In compenso, ci siamo sempre seguite sui rispettivi blog (il mio, l’ei fu Simply ADdicted, e il suo Parole sotto Vetro).

E anche se da lontano, ho notato che lei, Francesca Nobili, in questi anni ha inventato e si è reinventata parecchio. Quindi secondo me ascoltarla può insegnarci qualcosa – e cioè: non restare a guardare, agisci.

IO: Francesca, tu hai lavorato in Ogilvy come copywriter. Poi ti sei messa in proprio e hai fatto la freelance. Ora, hai aperto una tua agenzia. Calcolando che non hai 50 anni, la domanda sorge spontanea: come ci sei riuscita?

LEI: Il mio percorso come pubblicitaria è cominciato molto prima, crescendo in piccole agenzie di ogni tipo che mi hanno aiutato a sviluppare una visione trisicsti della comunicazione. Diciamo che via Lancetti è stato il mio all-in contro un bluff. E oggi che lavoro come freelance, posso scegliere i miei clienti e ho la fortuna di lavorare con ottimi professionisti e amici, realizzo finalmente di aver vinto quella mano.

Circle Entertainment non è la classica piccola agenzia all’italiana, trita-stagisti e macina-clienti. Non siamo neanche registrati e non abbiamo una sede fisica. Circle nasce da un’Idea. Quella di un network di professionisti freelance con esperienza e talento, senza i costi di una struttura e con un metodo di lavoro che assicura al cliente un rapporto diretto con i creativi, nel bene e nel male, e una qualità del lavoro che solo chi fa questo mestiere da anni, mettendoci la propria faccia, può offrire.
Ma sembra che il cliente medio italiano non sia pronto a spendere un po’ di meno per avere più qualità. Infatti, tranne poche eccezioni, i clienti principali di Circle sono tutti all’estero.

Per tutte queste ragioni, non mi piace definire Circle un’agenzia. Circle è voglia di fare, un laboratorio di Idee con valori imprescindibili, come il rispetto delle persone a cui ci si rivolge e dei ruoli di chi fa questo mestiere, ma soprattutto la costante ricerca della Big Idea*. I progetti raccontati sul sito non sono lavori commissionati da clienti, non ci interessa avere una vetrina di questo genere, ma sono progetti che nascono dalla voglia di fare qualcosa che piaccia, che intrattenga.

La mia vera fortuna è di avere accanto un marito meraviglioso che, oltre che co-fondatore di Circle, è prima di tutto un art director e illustratore di grande talento (l’immagine che vedete sopra di Francesca l’ha disegnata lui, ndr). È lui a darmi le giuste motivazioni per portare avanti questa Idea, ed è solo grazie a lui che progetti come Brandin’movie e QB – Tavolo riservato hanno preso vita.

*non è plagio, è il mio credo.

IO: Mi spieghi l’idea di QB – Tavolo riservato?

LEI: Come le migliori Idee, è nata da mille chiacchiere e risate. Era il periodo in cui è esplosa la bolla del food, con mille programmi di cucina e Gordon Ramsey sempre in sottofondo con i suoi “done!” e “it’s raw!”. Durante una delle cenette casalinghe settimanali con una coppia di cari amici, ci è venuta l’idea di raccontare la storia di alcune persone che conosciamo, che hanno una passione e ne hanno fatto un lavoro, un progetto o uno stile di vita. E l’idea di conoscerli “quanto basta” attraverso un’intervista ma anche attraverso il loro rapporto con i fornelli, ci piaceva molto. Così ci abbiamo creduto e l’abbiamo realizzata. I risultati sono stati incredibili, ben oltre le nostre aspettative, e abbiamo già una decina di interviste in programma per i prossimi mesi.

La cosa più bella di questo progetto, però, è che ci dà l’opportunità di trascorrere qualche ora a casa di persone fantastiche, non solo talentuose e appassionate, ma anche simpatiche e alla mano, che si divertono a cimentarsi con ricette che hanno un significato particolare per loro. Il tutto finisce sempre con una bella mangiata e mille risate. Un progetto che ci arricchisce sempre un po’ di più, sia da un punto di vista umano che calorico 🙂

IO: Ma secondo te, noi gggiovanni dddonne del rutilante mondo dell’advertising, che prospettive abbiamo?

LEI: Non parlerei di prospettive, quanto di una realtà di fatto. Con le dovute eccezioni, i migliori copywriter e account che ho conosciuto sono donne. Siamo (più) brave in questo lavoro. Non c’è storia. Punto.

Diverso è il discorso della carriera. Lì il talento e l’impegno non contano assolutamente niente, conta solo la “politica” e, si sa, quello è territorio maschile.

Ancora un discorso a parte merita l’art direction. Donne art brave, sempre con l’eccezioni di cui sopra, sono rare, forse perché ci manca quel background di fumetti, graffiti e rap che ha sfornato una generazione di designer, illustratori, art director ecc. che meritano decisamente di più di quello che il mercato italiano oggi offre.

IO: Anche tu hai un blog che parla di pubblicità e anche tu sei una copy. Tecnicamente, saresti una mia rivale. Perché allora ti sto facendo pubblicità?

LEI: Beh, mettiamola così. Tu hai la fortuna di lavorare in una delle poche agenzie fighe italiane, io ho la fortuna di lavorare in pigiama la maggior parte del tempo. Abbiamo entrambe un blog che parla di pubblicità, ma entrambe ci mettiamo il nostro personale pensiero dietro, il che li rende unici e differenti. Il mondo della pubblicità è grande abbastanza per chiunque ci metta il cuore in questo mestiere. Non mi sento una tua rivale ma una tua collega. Onorata di esserlo 🙂

E questo post non voglio viverlo come pubblicità a me o a Circle o alle persone con cui lavoro, ma come la testimonianza di una persona come tante altre che, delusa dalla realtà delle agenzie e dei clienti italiani, alla fine non ha mollato e ha trovato la propria nicchia, nella quale fare ciò che ama ogni giorno, con serietà e professionalità.

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Il buono, il brutto, il cattivo.

C’è di buono che per una volta una pubblicità italiana apparsa su Ads of the World non ci ha fatto vergognare di essere italiani.

Magari a voi non sembrerà granché, ma vi assicuro che riuscire a convincere il capo marketing di un centro commerciale di provincia a realizzare una pubblicità che parla di sconti senza la solita formula del “(inserire cifra a piacere)%“, non è per niente facile.

Non posso parlare altrettanto bene degli spottoni Rai per ricordarci di pagare il canone. In modo neanche troppo sottile, tra l’altro.

Il cattivo del giorno, invece, è il Viceministro Martone, che ha dichiarato che chi si laurea a 28 anni è uno sfigato.
Possiamo star qui anni a raccontarci che la frase è stata estrapolata in maniera scorretta dal discorso, ma siamo tutti d’accordo che un politico dovrebbe essere consapevole dei meccanismi del giornalismo.

Ora, se avete un’oretta buca, io vi consiglio di leggervi il flame che si è scatenato su Twitter – chè in queste cose batte Facebook di una spanna e più.

Per chi avesse i minuti contati, sintetizzo qui i miei tweet preferiti:

“Se a 28 anni non sei laureato sarai pure uno #sfigato come dice #Martone, ma se a 25 sei consigliere regionale o sei il Trota o la Minetti.”
Robitwitt

“Se a 28 anni so #sfigati, i politici che stanno a 90 che devono dì?”
Mary_deCunzo

“Ma sbaglio o Steve Jobs era uno #sfigato, pure lui? #Martone”
piovonorane

“Viceministro #Martone, occhio alle sfumature: se ti laurei a 28 anni puoi essere uno sfigato sì. O un fancazzista, un lavoratore, un genitore.”
MartaCasadei

E non perdetevi il geniale Generatore automatico di sfigati.

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La forza oscura di Darth & Co.

Devo farvi una confessione. Non mi farà molto onore, per questo ve la scrivo tra parentesi. Leggetela come se fosse un segreto che vi viene sussurato.

(Io Guerre Stellari non l’ho mai visto. Anzi no, per la precisione ho visto un film “di mezzo”, con la logica conseguenza che non c’ho capito niente e che anzi m’è sembrato un po’ una boiata.)

Detto ciò, aggiungo però che sono preparatissima su tutto: storia, personaggi e naturalmente colonna sonora.

Se li conosco così bene, è anche per merito della pubblicità, che da sempre subisce il fascino irresistibile di Darth Fener e  degli altri – ma soprattutto, diciamocelo, di Darth Fener.

Giusto per citare gli esempi più recenti, eccovi lo spot della Volkswagen andato in onda per la prima volta durante il SuperBowl dell’anno scorso:

E lo spot con cui la stessa casa automobilistica ci riprova, quest’anno:

Altra campagna, stesso tema. Questa volta il prodotto è l’agenzia pubblicitaria stessa:

Chiudo con un flash mob proprio per Guerre Stellari. Che dire.

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999 momenti imbarazzanti + 1

Nove tra i miei amici di Facebook hanno cliccato “Mi piace” su questa pagina.
Mi colpisce perché le nove persone non si conoscono tra loro, quindi la prima cosa che penso è che a questa pagina ci sono arrivati nei modi più disparati.

Ok, facciamo che vi svelo qual è “questa pagina”: 999 momenti imbarazzanti.


La sua inventrice/content manager/illustratrice si chiama Veronica, ha 28 anni, fa l’impiegata e fa anche tanta invidia ai pubblicitari. Avete idea di quanto sia difficile raccogliere più di 300 mila fan in pochi mesi quando non ti chiami “Coca-Cola” o “Jessica Alba”?

Be’, io lo so, e quindi ho cercato di estorcere il trucco a Veronica usando come scusa un’intervista per il mio blog.
Alla fine ho capito che il trucco è semplicemente avere un’idea bella e giusta alla base.

Che è una cosa che dovrei già sapere. E questa confessione, sì, è molto imbarazzante.

Però magari se leggete anche voi l’intervista, riuscite a trovare un’altra formula magica, quindi vi copio-incollo il tutto.

IO: Veronica, com’è nata l’idea di “999 momenti imbarazzanti”?

LEI: Circa un anno fa al rientro da una pausa pranzo sono inciampata rotolando per terra e una mia collega ridendo mi ha detto ‘tu sei un fumetto, dovrebbero disegnarti’.
Al momento l’ho preso come una frase simpatica fine a se stessa, poi ragionandoci su ho pensato che non avesse tutti i torti e ho deciso di disegnare le mie disavventure sotto forma di fumetti.
Il progetto è nato come una semplice forma di intrattenimento per mostrare l’importanza della capacità di autoironia nella vita di tutti i giorni e con il passare delle settimane si è espanso a macchia d’olio diventando un fenomeno che ha unito decine di migliaia di persone .

IO: Immagina di essere arrivata al momento 999. Cosa succede dopo?

LEI: Un grande grazie a tutti e un nuovo progetto!

IO: Che risultati hai ottenuto dalla pagina? Personalmente, ti assumerei subito, anche se avessi un’azienda di collant.

LEI: Grazie del complimento, ma i collant sono una delle cose più fastidiose al mondo..non so se sarei in grado di pubblicizzarli!! Tornando alla domanda, spesso cerco di immaginare fisicamente quante persone abbiano messo ‘mi piace’ alla pagina e l’unica cosa che mi viene in mente sono 5 stadi pieni; questo pensiero è la soddisfazione più grande. Ho inoltre ricevuto moltissimi contatti e migliaia di complimenti che, a dire la verità , mi hanno imbarazzata non poco!

IO: Quali sono i momenti imbarazzanti a cui sei più legata?

LEI: La mia preferita in assoluto è la numero 252, “Avere in mano due cose e buttar via quella sbagliata” perché a distanza di 2 anni mi tocca ancora aprire la portiera della macchina con la chiave dato che ho “deciso” che il telecomando facesse parte della mia spazzatura.

Altre a cui sono affezionata sono quelle che si sperimentano – quasi – ogni giorno, come “Non sapere se salutare con uno o due baci sulla guancia”

“Camminare senza sosta quando si è al telefono”

o “Rincorrere inutilmente un autobus in partenza”.

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3 modi per non ottenere un colloquio

Avvertenza: questo post rispetta l’ambiente, in quanto riciclato al 100% da http://simplyaddicted.splinder.com, un blog che si autodistruggerà il 31 gennaio insieme a Splinder.

Non mi sento ancora abbastanza autorevole da tenere una lezione su come ottenere lavoro in un’agenzia pubblicitaria.
Posso però dirvi i motivi per i quali, quasi certamente, non verrete convocati nemmeno per un colloquio.
Fidatevi. Ho visto cose… Così.

1 – Chiamare al telefono l’agenzia chiedendo di parlare col direttore creativo.
Per il direttore creativo una telefonata capita quasi sempre non in un momento sbagliato, ma nel “peggior momento al mondo”.
Perché quasi sempre è impegnato in una riunione, nella stesura di una presentazione PowerPoint o in altre amenità alle quali preferirebbe di gran lunga la castrazione chimica.
C’è solo un caso in cui la telefonata possa venir accolta con un accenno di serenità.
E’ il caso in cui un direttore marketing chiama per assegnare all’agenzia la comunicazione della sua azienda.
Peccato che tu non sei un direttore marketing.
Che tu non offri lavoro, ma lo chiedi.
Interrompendo quello che il dc stava facendo.
Non si tratta semplicemente di un cattivo inizio. Ma del “peggior inizio al mondo”.

2 – Rispondere a un annuncio che chiede espressamente di inviare il portfolio, e non inviare il portfolio.
Ti candiderai anche come art director, ma darling, ricordati che il nostro ambito è sempre quello della comunicazione. Do you understand?

3 – Undisclosed recipient.
Forse ti sembrerà di essere davvero furbo a scrivere la stessa e-mail, mediamente lusinghiera (“ammiro i lavori della Sua agenzia”) e straordinariamente generica (“Gentile Direttore Creativo”). Be’, non lo sei. Sei solo pigro. E per nulla creativo. E pure maleducato, se pensi che una persona sia così stupida da non capire che il tuo è solo spam.

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Sottile

Questo video è riuscito in ben due imprese:

1) è una delle poche pubblicità nate per diventare viral e diventate viral

2) è una delle poche, pochissime pubblicità che guarderesti volentieri una seconda volta – anzi, ammettilo che l’hai mandato daccapo apposta per rivedere il trucchetto.

E quindi, nonostante la rosicatura da “perchénonc’hopensatoio”, faccio i miei complimenti a chi ha avuto l’idea.

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Il problema delle presentazioni

“Che lavoro hai detto che fai?”

Sapete, non è un caso che uno dei libri-Bibbia del mio campo si intitoli “Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… Lei mi crede pianista in un bordello”.

Ma procediamo con le presentazioni.

Ciao, mi chiamo Flavia e sono una copywriter.
Adoro quello che faccio, se non fosse per un piccolo problema: nessuno ha ancora capito in cosa consiste il mio mestiere, ma tutti credono di averlo indovinato.
E così, ogni volta che rispondo alla domanda che apre il primo post di questo blog, ricevo sempre le stesse reazioni:

“Dai allora, dimmi uno slogan famoso che hai fatto.”
Fanatico della tv, età media 16-45 anni.

“Figooo, anch’io voglio fare quello. Praticamente devi stare tutto il tempo su Facebook, no?”
Studente medio di Scienze della Comunicazione. O di qualsiasi altra facoltà.

“Ma te ta set semper an bal cun ch’el laùr lé… Cuma sa ciama… Conputar?!”
Nonno ultranovantenne, giustificato.

“Aaah, ecco chi le scrive quelle frasi sul copyright!”
Anonimo con discutibile senso dell’umorismo.

Capirete ora perché farei volentieri a meno delle presentazioni.

Per non parlare poi di quell’imbarazzo tipico di quando devi salutare qualcuno che hai appena conosciuto e a cui non sai bene cosa dire.

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