Il problema delle presentazioni

“Che lavoro hai detto che fai?”

Sapete, non è un caso che uno dei libri-Bibbia del mio campo si intitoli “Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… Lei mi crede pianista in un bordello”.

Ma procediamo con le presentazioni.

Ciao, mi chiamo Flavia e sono una copywriter.
Adoro quello che faccio, se non fosse per un piccolo problema: nessuno ha ancora capito in cosa consiste il mio mestiere, ma tutti credono di averlo indovinato.
E così, ogni volta che rispondo alla domanda che apre il primo post di questo blog, ricevo sempre le stesse reazioni:

“Dai allora, dimmi uno slogan famoso che hai fatto.”
Fanatico della tv, età media 16-45 anni.

“Figooo, anch’io voglio fare quello. Praticamente devi stare tutto il tempo su Facebook, no?”
Studente medio di Scienze della Comunicazione. O di qualsiasi altra facoltà.

“Ma te ta set semper an bal cun ch’el laùr lé… Cuma sa ciama… Conputar?!”
Nonno ultranovantenne, giustificato.

“Aaah, ecco chi le scrive quelle frasi sul copyright!”
Anonimo con discutibile senso dell’umorismo.

Capirete ora perché farei volentieri a meno delle presentazioni.

Per non parlare poi di quell’imbarazzo tipico di quando devi salutare qualcuno che hai appena conosciuto e a cui non sai bene cosa dire.

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3 thoughts on “Il problema delle presentazioni

  1. victovi ha detto:

    Mi sarebbe piaciuto veder scritto sulla mia carta di identità “Professione: Copywriter”. Ero agli inizi dell’attività e l’idea di avere una conferma in un documento ufficiale mi piaceva assai.

    Venne quindi il giorno del rinnovo e, con voce ferma e risoluta, alla domanda dell’impiegata comunale “Professione?” risposi senza indugi “COPYWRITER!”, scandendo bene la parola che non si sa mai capisce qualcos’altro (il coprivater infatti è un altro mestiere).

    Con la flemma di chi ne ha viste davvero tante mi guarda perplessa e chiede “Copi cosa?” “Copivraiter, si scrive copywriter, sa, è quello che scrive testi per le pubblicità” risposi semplificando. “Mi spiace nella lista delle professioni non c’è, ma c’è pubblicista, va bene lo stesso?”

    Alla fine ci siamo accordati per pubblicitario, che, come mi confermò la stessa impiegata per rincuorarmi “è meglio, così lo capisce anche sua nonna”…

  2. palladipelo ha detto:

    orgogliosa del mio “pubblicitaria” sulla carta di identità. così vintage e un po’ snob. quasi l’avrei preferito al maschile.

    ps: è comunque di oggi una mail in cui mi si chiede come poter mettere il copyright su un’idea. mèvabbè. =.=’

  3. unapubblicitaria ha detto:

    Io ho atteso per una vita il momento di rinnovare la carta d’identità per togliere quel “studentessa” e metterci un bel “pubblicitaria”. E quando quel momento è arrivato… Non era più necessario cambiare le informazioni sulla carta d’identità. Comunque, anche chissene, mi sono rifatta con questo nickname.

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