Di pubblicità, donne e idee.

E insomma, mi sto prendendo bene a fare interviste per questo blog.

Dopo Veronica di “999 momenti imbarazzanti”, oggi è la volta di un’altra donna.

Giuro che la mia non è misandria, nè una questione di quote rosa. Trattasi infatti di pura e semplice casualità.

Con questa ragazza, per esempio, ci si conosce da… Saranno 3 anni.
Viviamo nella stessa città, facciamo lo stesso lavoro, eppure non ci siamo mai incontrate di persona. In compenso, ci siamo sempre seguite sui rispettivi blog (il mio, l’ei fu Simply ADdicted, e il suo Parole sotto Vetro).

E anche se da lontano, ho notato che lei, Francesca Nobili, in questi anni ha inventato e si è reinventata parecchio. Quindi secondo me ascoltarla può insegnarci qualcosa – e cioè: non restare a guardare, agisci.

IO: Francesca, tu hai lavorato in Ogilvy come copywriter. Poi ti sei messa in proprio e hai fatto la freelance. Ora, hai aperto una tua agenzia. Calcolando che non hai 50 anni, la domanda sorge spontanea: come ci sei riuscita?

LEI: Il mio percorso come pubblicitaria è cominciato molto prima, crescendo in piccole agenzie di ogni tipo che mi hanno aiutato a sviluppare una visione trisicsti della comunicazione. Diciamo che via Lancetti è stato il mio all-in contro un bluff. E oggi che lavoro come freelance, posso scegliere i miei clienti e ho la fortuna di lavorare con ottimi professionisti e amici, realizzo finalmente di aver vinto quella mano.

Circle Entertainment non è la classica piccola agenzia all’italiana, trita-stagisti e macina-clienti. Non siamo neanche registrati e non abbiamo una sede fisica. Circle nasce da un’Idea. Quella di un network di professionisti freelance con esperienza e talento, senza i costi di una struttura e con un metodo di lavoro che assicura al cliente un rapporto diretto con i creativi, nel bene e nel male, e una qualità del lavoro che solo chi fa questo mestiere da anni, mettendoci la propria faccia, può offrire.
Ma sembra che il cliente medio italiano non sia pronto a spendere un po’ di meno per avere più qualità. Infatti, tranne poche eccezioni, i clienti principali di Circle sono tutti all’estero.

Per tutte queste ragioni, non mi piace definire Circle un’agenzia. Circle è voglia di fare, un laboratorio di Idee con valori imprescindibili, come il rispetto delle persone a cui ci si rivolge e dei ruoli di chi fa questo mestiere, ma soprattutto la costante ricerca della Big Idea*. I progetti raccontati sul sito non sono lavori commissionati da clienti, non ci interessa avere una vetrina di questo genere, ma sono progetti che nascono dalla voglia di fare qualcosa che piaccia, che intrattenga.

La mia vera fortuna è di avere accanto un marito meraviglioso che, oltre che co-fondatore di Circle, è prima di tutto un art director e illustratore di grande talento (l’immagine che vedete sopra di Francesca l’ha disegnata lui, ndr). È lui a darmi le giuste motivazioni per portare avanti questa Idea, ed è solo grazie a lui che progetti come Brandin’movie e QB – Tavolo riservato hanno preso vita.

*non è plagio, è il mio credo.

IO: Mi spieghi l’idea di QB – Tavolo riservato?

LEI: Come le migliori Idee, è nata da mille chiacchiere e risate. Era il periodo in cui è esplosa la bolla del food, con mille programmi di cucina e Gordon Ramsey sempre in sottofondo con i suoi “done!” e “it’s raw!”. Durante una delle cenette casalinghe settimanali con una coppia di cari amici, ci è venuta l’idea di raccontare la storia di alcune persone che conosciamo, che hanno una passione e ne hanno fatto un lavoro, un progetto o uno stile di vita. E l’idea di conoscerli “quanto basta” attraverso un’intervista ma anche attraverso il loro rapporto con i fornelli, ci piaceva molto. Così ci abbiamo creduto e l’abbiamo realizzata. I risultati sono stati incredibili, ben oltre le nostre aspettative, e abbiamo già una decina di interviste in programma per i prossimi mesi.

La cosa più bella di questo progetto, però, è che ci dà l’opportunità di trascorrere qualche ora a casa di persone fantastiche, non solo talentuose e appassionate, ma anche simpatiche e alla mano, che si divertono a cimentarsi con ricette che hanno un significato particolare per loro. Il tutto finisce sempre con una bella mangiata e mille risate. Un progetto che ci arricchisce sempre un po’ di più, sia da un punto di vista umano che calorico 🙂

IO: Ma secondo te, noi gggiovanni dddonne del rutilante mondo dell’advertising, che prospettive abbiamo?

LEI: Non parlerei di prospettive, quanto di una realtà di fatto. Con le dovute eccezioni, i migliori copywriter e account che ho conosciuto sono donne. Siamo (più) brave in questo lavoro. Non c’è storia. Punto.

Diverso è il discorso della carriera. Lì il talento e l’impegno non contano assolutamente niente, conta solo la “politica” e, si sa, quello è territorio maschile.

Ancora un discorso a parte merita l’art direction. Donne art brave, sempre con l’eccezioni di cui sopra, sono rare, forse perché ci manca quel background di fumetti, graffiti e rap che ha sfornato una generazione di designer, illustratori, art director ecc. che meritano decisamente di più di quello che il mercato italiano oggi offre.

IO: Anche tu hai un blog che parla di pubblicità e anche tu sei una copy. Tecnicamente, saresti una mia rivale. Perché allora ti sto facendo pubblicità?

LEI: Beh, mettiamola così. Tu hai la fortuna di lavorare in una delle poche agenzie fighe italiane, io ho la fortuna di lavorare in pigiama la maggior parte del tempo. Abbiamo entrambe un blog che parla di pubblicità, ma entrambe ci mettiamo il nostro personale pensiero dietro, il che li rende unici e differenti. Il mondo della pubblicità è grande abbastanza per chiunque ci metta il cuore in questo mestiere. Non mi sento una tua rivale ma una tua collega. Onorata di esserlo 🙂

E questo post non voglio viverlo come pubblicità a me o a Circle o alle persone con cui lavoro, ma come la testimonianza di una persona come tante altre che, delusa dalla realtà delle agenzie e dei clienti italiani, alla fine non ha mollato e ha trovato la propria nicchia, nella quale fare ciò che ama ogni giorno, con serietà e professionalità.

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2 thoughts on “Di pubblicità, donne e idee.

  1. Walter Franchetti ha detto:

    Reblogged this on Walter Franchetti and commented:
    Prima volta che utilizzo la funzione di reblog ma ne vale la pena

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