machedavvero (l’ho intervistata)?

Il suo blog mi aveva già convinta dal titolo, “machedavvero? – Dal Pampero ai Pampers e ritorno”.

Dopo aver letto un solo post, mi sono iscritta per essere sicura di ricevere ogni singolo aggiornamento.

Confesso di non aver comprato ancora il suo libro, ma confido di riceverlo per il mio compleanno – che è tra 18 giorni, nel caso ti sia venuto l’irresistibile impulso di farmi questo regalo.

Chiara Cecilia Santamaria, aka Wonderland, probabilmente non sospetta di essere riuscita in un piccolo miracolo: farmi appassionare a un mommyblog. Come ha fatto? Innanzitutto perché, nonostante sia una mamma, non parla esclusivamente di maternità. E poi perché, anche quando lo fa, ha un modo di raccontare tutto suo, ironico e mai banale.

Quindi sì, si può dire che io sia diventata una sua fan, facebokkianamente parlando.

Ma se di solito i fan chiedono un autografo, io le ho chiesto un’intervista. Hey, ognuno ha le sue fisse.

IO: Allora, hai un blog, ma scrivi anche per il sito www.piccolini.it (made by Barilla), collabori con diverse aziende, t’inventi le magliette per Threadless, scrivi per Vanity Fair, Cosmopolitan e una serie di altri giornali/blog/chipiùnehapiùnemetta. Ah già, hai anche un marito e una figlia. Scusa ma dove lo trovi il tempo, anche solo per una ceretta?

LEI: Beh, tutto quello che hai elencato è semplicemente il mio lavoro. Come tutte le mamme lavoratrici sono sempre nel caos più completo, e mi salvo grazie all’aiuto di nonna e tata (ecco, ora che mi trasferisco a Londra ci sarà da ridere in proposito). C’è anche da dire che non mi sento in colpa, quando ne ho l’occasione, a mollare la bimba al papà mentre io ne approfitto per dedicarmi un po’ a me stessa. Qualcosa che, secondo me, ogni donna dovrebbe ricordarsi di fare.

IO: Scrivi bene, disegni bene, fai belle foto, sei bella, non ho mai assaggiato un tuo piatto ma da quel che ho visto mi sembra che sai pure cucinare. Capisci che ora il mio ego ha bisogno di sapere almeno un tuo difetto. Un VERO difetto. Ti prego, non fare come le modelle che si lamentano dei loro piedi.

LEI: Il difetto è quello di chi vuole fare tante (troppe?) cose: forse non ce n’è una che faccio davvero davvero bene. Appena cerco di concentrarmi su qualcosa ecco che mi viene la voglia di fare qualcos’altro. Ne uscirò mai? Chissà. Nel frattempo, però, mi diverto.

IO: Per molte donne la gravidanza può essere un ostacolo al lavoro. A te, invece, ha aperto nuove strade. Dato che non penso sia stata una questione di culo, che consiglio daresti alle ragazze che sognano una famiglia, ma anche una carriera?

LEI: Di tenerlo bene a mente, quindi di non lasciarsi scoraggiare dalle (molte) difficoltà che le donne incontrano, specie in Italia. Poi, consiglio di creare una rete di supporto. Se le nonne abitano vicine meglio, altrimenti anche organizzarsi con altre mamme che incontrano gli stessi problemi può essere un’idea. E poi cercare, almeno nel microcosmo familiare, di non prendersi tutte le responsabilità genitoriali ma cercare di dividerle con il proprio partner. L’idea che debba essere sempre tutto sulle spalle della mamma è tipicamente italiana, e va superata.

IO: Ultima domanda. Se tua figlia ti chiedesse cos’è la pubblicità, cosa le risponderesti? Tranquilla, non m’offendo. 😉

LEI: Ho lavorato nel settore della comunicazione, quindi non posso che essere a favore della (bella) pubblicità. Se dovessi spiegarla a mia figlia? Se ben fatta, è quella cosa che ti fa pensare ad un prodotto con un sorriso.

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