Archivio mensile:aprile 2012

Milano e i suoi luoghi comuni

Se vuoi lavorare nel mondo della pubblicità e arrivare a un certo livello, devi andare a Milano.

E se non abiti proprio lì vicino e sei già stato ampiamento provato dalla vita da pendolare, finisce che a Milano ti ci trasferisci.

Però ogni tanto al paesello ci torni, e incontri sempre qualcuno che ti chiede: “Ma… A te piace stare là? (sottolineare il “là” con una leggera nota dispregiativa) No, perché io non ci vivrei mai.”.

I motivi per cui non ci vivrebbero sono sempre quei 4 luoghi comuni che sento ripetere da quando sono piccola, ma che probabilmente pre-esistono alla mia nascita.

“Eh, ma Milano è grigia.”

“Eh, ma Milano è così triste e seria.”

“Eh, ma Milano è fredda.”

“Eh, ma a Milano non c’è verde.”

Contraddire le dicerie è uno sforzo titanico pressoché inutile.

Dev’essere per questo che chi vive a Milano annuisce, finge di dar ragione a chi parla ma intanto pensa che al paesello, possibilmente, non ci vivrebbe mai (più).

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Oltre le gambe c’è di più

Poco fa ho avuto un’allucinazione.

Mi è parso di vedere una fila di culi sullo schermo della mia tv. E a ogni culo era associato un nome femminile.

Ma appunto, sono certa che si sia trattato di un miraggio.

Così questo non sarà un post indignato sull’uso del corpo della donna nella pubblicità (ce ne sono già tanti in giro e scritti più che bene), ma un post per ricordare a tutti gli uomini che non esistono solo le gnocche-e-basta o quelle bruttine-ma-simpatiche.

Già che ci siamo, vi ricordo anche che abbiamo funzioni corporee del tutto simili alle vostre (sì, questa dura legge vale anche per la playmate di pagina 45) perché siamo prima di tutto esseri umani. E spesso la cellulite non è il nostro problema maggiore.

Ah sì: alcune di noi sono dotate anche di una buona dose di autoironia.

Cercate solo di non approfittarvene troppo.

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Quel PORCO di Severgnini

Ma ti pare che mi metta a offendere il mio concittadino più illustre?!

PORCO è l’acronimo inventato dal giornalista (in “L’italiano – Lezioni semiserie”) per ricordarci cosa fare per scrivere bene. O almeno, meglio.

                          Pensa        (aspetta a scrivere: prima decidi cosa dire)

                          Organizza   (elenca i punti da toccare)

                          Rigurgita     (butta fuori, senza pensarci troppo)

                          Correggi     (e rileggi con calma, almeno due volte)

                          Ometti       (togli tutto ciò che non è necessario)

Chissà cosa s’inventerebbe per insegnarci a usare Twitter.

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La sottile linea tra remake e recreate

Dopo il post scorso, ce ne sarebbero mille altri da dedicare alla differenza tra plagi, citazioni, ispirazioni e rifacimenti.

Ma sai che c’è?

C’è che è domenica e che ho voglia di guardare qualcosa di nuovo.

Che forse nuovo non è.

O forse no?

RED from RED on Vimeo.

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