Milano e i suoi luoghi comuni

Se vuoi lavorare nel mondo della pubblicità e arrivare a un certo livello, devi andare a Milano.

E se non abiti proprio lì vicino e sei già stato ampiamento provato dalla vita da pendolare, finisce che a Milano ti ci trasferisci.

Però ogni tanto al paesello ci torni, e incontri sempre qualcuno che ti chiede: “Ma… A te piace stare là? (sottolineare il “là” con una leggera nota dispregiativa) No, perché io non ci vivrei mai.”.

I motivi per cui non ci vivrebbero sono sempre quei 4 luoghi comuni che sento ripetere da quando sono piccola, ma che probabilmente pre-esistono alla mia nascita.

“Eh, ma Milano è grigia.”

“Eh, ma Milano è così triste e seria.”

“Eh, ma Milano è fredda.”

“Eh, ma a Milano non c’è verde.”

Contraddire le dicerie è uno sforzo titanico pressoché inutile.

Dev’essere per questo che chi vive a Milano annuisce, finge di dar ragione a chi parla ma intanto pensa che al paesello, possibilmente, non ci vivrebbe mai (più).

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2 thoughts on “Milano e i suoi luoghi comuni

  1. Anonimo ha detto:

    un pò triste però che l’articolo, per smentire che milano è grigia mostri solo vetrine dei negozi.. magari di lusso. e che ci sono i parchi anche a milano si sà, ma se davvero diventi un pubblicitario lavori dalle 8 alle 5 ed è un pò difficile che ci vai con il sole e incontri le mamme felici con i bambini. Secondo me è un luogo comune il fatto stesso che si parta dal presupposto che si debba vivere a milano, dove paghi cara persino l’aria che respiri.

  2. unapubblicitaria ha detto:

    Hai ragione, la prossima volta mi impegno a cercare il colore anche fuori dalle vetrine (comunque Benetton e il negozio di scarpe non li metterei nella categoria “lusso”). Le foto le ho girate di domenica (effettivamente, nell’infrasettimanale non avrei tempo). Infine, vedo e rilancio il tuo appunto sul fatto che vivere a Milano per fare il pubblicitario sia un luogo comune. Ho fatto uno stage in un’agenzia di Bergamo e vengo dalla provincia, e sono convinta che l’esperienza di Milano serva. Anche se sì, è triste come cosa (ma non come città).

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