Social a ogni costo

Anch’io faccio quel lavoro che chiamano “social media consultant” (e che suona comico quando per spiegarlo dici “gestisco le pagine Facebook delle aziende”).

Quindi so di cosa parlo.

So cosa vuol dire doversi inventare ogni giorno qualcosa di nuovo da dire.

Conosco la frustrazione che si prova quando un tuo contenuto non ha ottenuto i “Mi piace” o i retweet che ti aspettavi.

E ho imparato anche che quando si cavalca l’onda dell’attualità si ottiene qualche risultato di più.

Il fatto che questa regola non valga nel caso in cui l’attualità diventi cronaca nera non l’ho imparato, lo sapevo già. Me lo suggeriva il mio lato umano.

Quindi immagino che sia stato un GASSS, ovvero un Generatore Automatico di Stupidi Status Social a pubblicare stamattina il post di Groupalia

o quello di Prenotable

o ancora quello di Brux Sport

Naturalmente è inutile che cerchiate sui rispettivi profili tracce dei tweet incriminati: sono stati cancellati, dopo che la gente non ha esitato a definirli atti di sciacallaggio.

Al loro posto, ora, campeggiano scuse da parte di country manager, CEO e dalla “direzione”.

Ma perché scusarsi? In fondo l’aveva detto Einstein: due cose sono infinite. E sull’universo ci sono ancora dei dubbi.

Ma quand’è che abbiamo deciso che dovevamo “fare i social” a ogni costo?

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