Archivio mensile:settembre 2012

Si vive di sola gloria

Due giorni fa mi sono imbattuta in questo post di designerblog:

Designerblog.it cerca collaboratori

Leggi Designerblog.it e ti appassionano i blog? Ti piace leggere e ancora di più ti piace scrivere? Questo post potrebbe fare al caso tuo.

Siamo in cerca di un nuovo autore o autrice per Designerblog.it . Cerchiamo qualcuno o qualcuna che sappia comunicare, scrivere in un buon italiano e che abbia spiccate capacità di sondare novità e le tendenze.

Se l’idea di cimentarti con Blogo.it ti solletica, inviaci una mail a suggerimenti@designerblog.it inviandoci un tuo cv e un articolo di prova e spiegandoci il perché sei forse la persona che manca oggi al nostro blog. Ti ringraziamo fin da ora per essere nostro lettore o lettrice e speriamo di averti presto a bordo della grande nave di Blogo.it!

Blogo.it è, per sua stessa definizione, “la più importante realtà editoriale indipendente attiva nel panorama dei media digitali italiani” e vanta più di 300 collaboratori – pardon, “esperti del settore” e “blogger più influenti del panorama internet italiano”.

Ho così deciso di scrivere all’indirizzo mail che ho trovato nel post:

Ciao a te che stai leggendo questa mail,
ho letto che nella vostra redazione si cerca un blogger, ma dopo le recenti dichiarazioni di Lucia Annunziata sull’Huffington Post italiano credo ci sia una domanda lecita da fare:
voi i blogger li pagate?

Naturalmente, sto ancora aspettando una risposta.

A quanto pare chi lavora con un computer deve rassegnarsi a lavorare gratis. In fondo, viviamo per la gloria, no?

(PS: complimenti a questo grafico, che sa riderci su)

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S’i’ fosse Parah

Fossi in Parah,

non avrei mai scelto Nicole Minetti come testimonial. Ma questo è un altro discorso e farlo ora sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

In questi giorni molti hanno commentato la notizia della consigliera regionale che per soldi s’è messa in mutande – e graziaddio che ce le aveva – sia dal punto di vista etico che dal punto di vista comunicativo (nota gli effetti esilaranti sul post di Suzukimaruti).

Tutti, dicevo, hanno commentato il danno già fatto.

Quello che ancora non ho letto è un consiglio al brand su come uscire dalla brutta, bruttissima caduta di stile, perché a qualcuno spetterà pur l’ingrato compito.
Quindi provo io a mettermi nei panni di Parah.

Ecco cosa farei:

FASE 1 – detta anche “Meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”

Nessun ulteriore commento sull’accaduto. Ok, ci abbiamo provato, ma abbiamo solo peggiorato la situazione.

Cosa fa una squadra dopo una serie di partite in negativo? Di solito va in silenzio stampa. Così faremo anche noi.

FASE 2 – detta anche “Aridaje(?)”

Usciamo dal silenzio stampa per annunciare solamente che il giorno XX si terrà una nostra sfilata eccezionale, dove l’unica e sola modella sarà la Minetti. Poi invitiamo tutti i blogger e i fan che ci hanno criticato a presenziare all’evento – non con un generico “vi aspettiamo”, ma mandando mail PERSONALIZZATE a ognuno.

Fioccheranno di nuovo le critiche (ma tanto…), magari verranno pure organizzati dei picchetti e delle proteste (prepariamoci in anticipo), sicuramente tutti punteranno su di noi i loro riflettori (così i manager sono contenti).

La prima, iniziale reazione sarà quella di gridare allo scandalo, ma i più perspicaci avranno già intuito che l’affermazione è molto generica e qualcosa sotto dev’esserci.

FASE 3 – detta anche “Io speriamo che me la cavo”

Arriva il giorno della sfilata. Ricordo che prima  NON ABBIAMO RILASCIATO ALCUNA DICHIARAZIONE.
Le luci si abbassano, la musica sale ed ecco sulla passerella la Minetti. Non Nicole, ma Annalisa.

E non perché sia cieca, ma perché è partita da un concorso come Miss Italia (leggi: sii bella e stai zitta) per passare a una competizione canora come Sanremo (con una canzone tutt’altro che memorabile, ma almeno la voce l’ha tirata fuori), fino ad arrivare alle Paralimpiadi, dove sostanzialmente devi tirare fuori le palle.

E cazzo, ha pure vinto una medaglia di bronzo.

Questo sì che è un modello, altro che una modella.

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Come il calzolaio con le sue scarpe

Così io, pubblicitaria, ho avuto per un bel po’ il portfolio rotto.

O meglio, anzi peggio, non ce l’avevo proprio. Era lì, in bozza, ma non trovavo mai il coraggio di pubblicarlo né la voglia.

Fino a ieri.

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Quante probabilità ci sono che:

– mi metta a seguire il blog di un tizio perché mi fa ridere

– che questo tizio si metta a seguire il mio (vecchio) blog perché… Non so perché

– che il tizio sia un deejay, ma non di quelli che ti metterebbero la versione remix del pulcino Pio, ma di quelli che ti fanno sentire cose nuove

– che un giorno veda le sue foto su Facebook e pensi: “apperò!” (e ribadisca il concetto guardando gli altri scatti su http://emanuelecolombo.carbonmade.com)

– che un giorno mi ritrovi il suo nome sull’homepage di Repubblica, perché è l’autore di questo video

The proof that we are soulmates from Emanuele Colombo on Vimeo.

– e soprattutto che non invidi neanche un po’ la sua poliedricità e il suo (giusto) successo?

Pochissime.

Nonostante ciò, ho intervistato Emanuele Colombo. Che vi devo dire? Alla fine mi sta pure simpatico.

IO: Ciao Emanuele. Ti ho lasciato cazzaro e deejay, ora ti ritrovo superprofessionale e videomaker. Ti ho incontrato su un blog di Splinder e invece adesso sei su Vimeo. Cos’è successo nel mezzo?

LUI: Nel mezzo ho preso una laurea in scienze della comunicazione, come fa qualunque 25enne che ancora non sa che fare della vita. Nel giro di due mesi sono stato assunto in un’agenzia di comunicazione di Milano con una piccola sezione di produzione video interna. Classico stage sottopagato con mansioni tipo portare a lavare la macchina del capo o scaricare le luci dal furgone. Pian piano poi ho iniziato a guadagnare la fiducia dei miei responsabili e a ricevere incarichi sempre più importanti.

A dicembre 2010, esasperato dalle sofferenze cui sono sottoposti i pendolari sulla tratta Varese – Milano, ho deciso di non rinnovare il contratto senza timore alcuno per la crisi globale, nel tentativo di intraprendere la carriera da freelance. I primi mesi devo dire che non sono stati facili ma in un lasso di tempo relativamente breve sono riuscito a crearmi un buon giro di clienti, al momento sto lavorando per parecchie agenzie sia italiane che estere.

IO: Mi racconti come nasce un video come “The proof that we are soulmates”?

LUI: Sebbene io adori il mio lavoro spesso mi trovo a fare video di routine, o peggio ancora non riesco a fare le cose come vorrei per via di mancanza di budget, scadenze serrate eccetera. Per questo ho deciso di dedicare del tempo a qualcosa che fosse solo per me e che possibilmente mi permettesse di imparare qualcosa di nuovo e di avere visibilità a livello professionale. In sostanza avevo voglia di fare qualcosa di bello.
Ho cercato ispirazione su Internet e su Visual.ly ho trovato questa meravigliosa dichiarazione d’amore

e ho deciso immediatamente di realizzarne una versione animata.

IO: Il video ha avuto millemilamigliaia di visite, è finito sull’homepage di Repubblica e sta facendo un po’ il giro di tutto il Web. Come ci sei riuscito?

LUI: Un’ora dopo aver messo il video online lo staff di Visual.ly l’ha messo in home page. Da subito poi, ho visto che amici e amici di amici hanno immediatamente iniziato a condividere il video su Facebook accompagnandolo con commenti entusiasti. Il primo giorno ha totalizzato 3000 visite, che non sono certo tantissime ma senz’altro un risultato che non mi ha aspettavo.
La svolta però è arrivata quando mi sono reso conto che Drake Martinet, l’autore dell’infografica a cui mi ero ispirato, è un importante giornalista specializzato in nuovi media, e la sua futura moglie, destinataria della dichiarazione d’amore, è Stacy Green, vice presidente di Mashable, che stando a quanto dice Wikipedia è il terzo blog più letto al mondo.
Non ho dovuto faticare molto per ottenere un post dedicato al mio video, da lì gli accessi si sono veramente impennati e da quel momento è finito un po’ ovunque.

IO: Allora, io avrei una teoria, che è questa che vado a esporti: puoi essere bravissimo, l’importante è che tu lo sia in una e una sola specialità. Quindi se sai fare musica, non puoi essere bravo anche con i video. Se sei bravo con i video, non puoi essere bravo anche a fare foto. Non che sia empiricamente impossibile, è che proprio ti fai odiare dalla gente normodotata, capisci?

LUI: Eh ma tutto ciò che faccio fa parte di tanti piccoli mondi tutti collegati tra loro. La logica dei software per fare musica è molto simile a quella dei software di montaggio video. Quando poi impari a montare scatta il desiderio di prendere in mano una telecamera e a provare ad usarla. Il passaggio tra la telecamera e la macchina fotografica poi è immediato perchè i concetti tecnici sono esattamente identici. Poi una volta che scatti una bella foto impari a usare Photoshop per ritoccarla, e a quel punto inizi a masticare un po’ di color correction e di abbinamenti di colore, che è una competenza che puoi reciclare anche nel montaggio video o nella grafica animata. In realtà ogni competenza di ognuno di questi ambiti può essere reciclata all’interno di tutti gli altri, è questa la vera figata!

Fondamentalmente le condizioni imprescindibili per lavorare nell’ambito in cui mi muovo io sono o il senso estetico e essere profondamente nerd. Io nerd lo sono di sicuro, riguardo il senso estetico lascio giudicare agli altri.

IO: Dimmi almeno che non sai cucinare. Io più di tutti odio quelli che sono bravissimissimi nel loro lavoro e mica si fermano lì, no, devono pure fare i MasterChef della situazione, giusto per far sentire una merda te che finora ti sei sempre parata dietro la frase: “Eh, ma io sono tutta concentrata sul mio lavoro, non ho tempo per imparare a fare chissà quali manicaretti!”.

LUI: No, non so cucinare e odio farlo. Però so tutte le capitali e le bandiere del mondo a memoria e faccio scrocchiare fortissimo le ginocchia.

Secondo me dovrebbe aggiungerlo, su www.emanuelecolombo.it

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Cose che non capisco, volume #1.

Ma io mi domando.

Decidi di aderire alla Vogue Fashion Night Out, cioè quell’evento per far sentire i poveracci un po’ meno poveracci.

Hai fatto pure aggiungere sul tuo sito la pagina “Social”, per far vedere quanto sei aperto alla condivisione.

Metti un’installazione bellissima ALL’INGRESSO del tuo store.

E allora perché, mi domando perché, non mi lasci farle la foto? Ma nessuno ti ha detto che una foto potrebbe diventare pubblicità gratuita e spontanea, cioè quello per cui i tuoi competitor pagherebbero migliaia di euri? Cos’è, non capisco, hai paura che la tipa di Paint Your Life possa rubarti l’idea?

Vabè, sai che ti dico? Che io metto la foto di un altro negozio, toh!

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