Archivio mensile:novembre 2014

Intanto, da qualche parte, in Italia…

C’è un’isola felice.

Dove ho la fortuna di lavorare.

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Meno Belen, più Samantha.

No, non mi riferisco a lei.

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Anche se il suo personaggio è infinitamente meglio di una Rodriguez qualunque.
E non fraintendetemi: non ce l’ho neanche davvero con lei

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dato che sì, è parte del problema, ma ne è anche vittima. Inoltre, non è certamente né la prima né l’ultima, è solo quella del momento.

Sto facendo un po’ di casino, vero? Ora mi spiego: la Samantha di cui parlo, e di cui stanno parlando un po’ tutti i giornali, è lei.

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37 anni, prima tra 8.500 candidati europei, prima astronauta italiana, dopo circa 200 esperimenti si accinge a volare nello spazio per 6 mesi.

Questi i suoi numeri, altro che 90-60-90 ottenuti con la gentile collaborazione del chirurgo di turno.

Sarebbe bello che le ragazze aspirassero a diventare come lei, più che una velina strusciante di Striscia la Notizia. Ma come possono le ragazze puntare a tanto, se i riflettori sono puntati su un altro modello, e cioè quello della modella?

Martedì alla Camera dei Deputati è stata presentata una ricerca su “Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini, in Italia” (grazie a Giovanna Cosenza per averla resa disponibile online).
So già che qualcuno di voi penserà che non è necessario darle un’occhiata, poiché i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Ma qui è interessante proprio la metodologia applicata, il preciso uso dei numeri, i costi (e cioè, quanto le aziende investono per svilire la figura della donna, in un mercato in cui le donne sono ancora le prime clienti) e la classificazione delle tipologie più frequenti (soprattutto quelle su cui non mi ero mai troppo soffermata a riflettere, come le “grechine” e le “ragazze interrotte”, o la sottile differenza tra “disponibili” e “preorgasmiche”).

Ora, a questo punto qualcuno di voi potrebbe anche controbattere: “Bene, sei una pubblicitaria. Dipende da te. Fai tu qualcosa per cambiare la situazione.”. Ed è vero e giusto. Quello che però spesso non si sa, perché non te lo racconta nessuno prima che entri nello sfavillante mondo dell’adv, è che le tue scelte verranno vagliate, approvate e corrette da molte figure, dai capi marketing fino al cugino della sorella della segretaria della sede aziendale. Quindi, in poche parole, dipende ancora dalla società – non nel senso economico del termine, ma in quello antropologico. Società che però cresce con i modelli che vendiamo.

Un circolo virtuoso, insomma. Ma chi lo dice che poco alla volta, Samantha dopo Samantha, non si riesca a far volare questo circolo nell’orbita?

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