Archivi categoria: Emozioni

Master chef

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Una delle newsletter più simpatiche che riceve la mia mail: quella di Just Eat.

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E ora scusatemi, devo andare. M’è venuta un po’ di fame.

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On Space Time Foam

Googlatelo.

Poi, se siete di Milano o dintorni, organizzatevi per andare all’HangarBicocca.

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Subito.
Non dite “lo farò”, che poi è un attimo a diventare “dovevo farlo”. L’installazione dura fino al 3 febbraio, i posti sono limitati e non si possono prenotare.

E la fila è lunga, nonostante, come mi ha detto una ragazza dello staff, “non è stata fatta alcuna pubblicità apposta”.
Il passaparola ha funzionato bene. Anche troppo bene, direi, vista la ressa.

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Tutti vogliono provare quella sensazione, tra l’essere sospesi nel vuoto e il gattonare sopra a delle bolle d’aria.
E lo vogliono così tanto da essere disposti ad andare in una zona un po’ così di Milano.
L’Hangar però merita.

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Andateci. Davvero.

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Il momento che aspettiamo da settembre

Il 25 dicembre è il giorno più lungo dell’anno, nel calendario del pubblicitario.

Inizi a lavorarci da settembre e non smetti fino a dicembre. E 8 mesi dopo, si ricomincia da capo.

Eppure, nonostante questa storia del Natale duri da migliaia di anni, c’è sempre qualcuno che trova qualcosa di nuovo da dire o un modo nuovo per dirlo.

Li chiamano creativi.

E non fanno solo pubblicità nel senso stretto del termine.

marketing-Navidad

Sono costruttori d’idee.

Umorismo sottile come un baobab.

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Auguri

Non credo che questo spot potrà ambire a un premio a Cannes, dove ogni anno si svolge il più importante festival pubblicitario del mondo.

Noi pubblicitari siamo un po’ troppo snob per far vincere un video così commerciale.
Ci attaccheremmo al fatto che è un po’ paraculo, che sarebbe stato meglio se qualche figlio avesse sbagliato il suo esercizio, che i padri sono assenti e le donne principalmente delle casalinghe.

Tuttavia, non ho ancora trovato una madre a cui non sia piaciuto e che non l’abbia trovato toccante.

Soprattutto, P&G è riuscita in un piccolo, grande miracolo: le mamme VERE si sono riconosciute in quelle televisive.
Anche se i loro figli non saranno presenti a Londra 2012.

O a Cannes.

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La sottile linea tra remake e recreate

Dopo il post scorso, ce ne sarebbero mille altri da dedicare alla differenza tra plagi, citazioni, ispirazioni e rifacimenti.

Ma sai che c’è?

C’è che è domenica e che ho voglia di guardare qualcosa di nuovo.

Che forse nuovo non è.

O forse no?

RED from RED on Vimeo.

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Una bella lezione

Non so che senso abbia raccontare di un evento vecchio di due settimane e i cui ricordi iniziano a diradarsi.

Facciamo allora che, anzichè farvi la blogcronaca della tweetcronaca, vi racconterò quello che mi è rimasto, e che ho imparato, della Hall of Fame.

  • Ho imparato a essere un po’ meno precisina.
    Essere puntigliosi nel lavoro è normalmente un pregio. Tranne nel caso in cui ti trovi a dover gestire una diretta Twitter.
    Sono una maniaca del controllo (il mio collega mi ha definita tecnicamente “rompicoglioni”) e se c’è una cosa che detesto è fare un refuso.
    Be’, se andate a rivedervi i tweet di quella serata di refusi ne troverete, eccome.
    È che a un certo punto devi scegliere: o te ne stai lì a litigare col correttore automatico dell’iPad, o segui la retorica finissima di Philippe Daverio, le sue stoccate ad Annamaria Testa e le belle risposte di lei. Pazienza per quegli apostrofi al posto degli accenti.
  • Ho imparato che avrò sempre soggezione degli uomini di cultura, e che la mia ammirazione andrà sempre a quelle donne che ce l’hanno fatta.
    Philippe Daverio è passato dal tedesco al romanaccio, passando per il latino. Ha sciorinato una serie di aneddoti storici e artistici. Ha sbeffeggiato con garbo noi pubblicitari e si è dimostrato un po’ diffidente nei confronti dei giovani. Annamaria è la seconda donna in assoluto ad aver ricevuto un premio del genere, ha saputo farsi un nome in un ambiente del genere e non è certo un tipino che sta zitta. Per me, il suo esempio vale più di mille parole.
  • Ho imparato che parlo parlo, ma se mi trovo di fronte al mio mito divento un’ameba, mi zittisco e tendo a mimetizzarmi con la tappezzeria.
    Ma probabilmente avrei fatto una figura peggiore se avessi tentato di instaurare un dialogo.
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Il piano B

Se nella vita mi dovesse andar male come pubblicitaria (tié!), mi piacerebbe finire così:

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