Archivi categoria: Mistero

Liberaci da questo male

Sono certa che qualcuno avrà pregato che il silenzio di questo blog si rivelasse eterno.

Mi spiace, ma non è ancora il momento.

E se qui è da un po’ che non mi faccio viva, in compenso su Facebook non ho lasciato stare nemmeno i Santi.

O i presunti tali.

macorinigioielli

Così quando ho notato che la pagina di una gioielleria aveva taggato i profili di 11 preti sull’immagine di un bracciale, da brava bigotta di provincia quale sono, mi sono un po’ indignata.

Perché un’azienda che ci tagga su un suo prodotto ci sta in realtà usando come testimonial inconsapevoli.

Pensateci: cosa comporta un tag?

  • Nel newsfeed dei miei contatti di Facebook apparirrà la notizia che “compaio” in una foto
  • Nel mio profilo verrà pubblicato automaticamente il post altrui
  • Nell’album delle mie foto, eccola: l’immagine con tanto di tag, a formare ormai un tutt’uno indistinguibie con gli scatti che io intenzionalmente ho scelto di inserire.

Ora arriva la domanda numero 2: cosa comporta nello specifico comparire sul profilo di un “Don”?

  • La certezza di avere un certo bacino di “amici” (mal che vada qualche centinaio di anime di paese).
  • Una certa autorità e influenza trasmessa dal testimonial.

Ora mi si ribatterà che Facebook ha per l’appunto un’impostazione che permette di essere taggati solo dopo nostra autorizzazione. Ma siamo onesti: non rientra nel “pacchetto base” che il social network di Zuckerberg offre. Ergo, vallo a trovare.

Chiudo comunque con un sorriso. Quello che mi ha procurato la giustificazione data dal gioielliere sulla sua scelta di taggare 11 preti su un piccolo oggetto di lusso, proprio nel periodo in cui la Chiesa sta cercando di riconquistare fan con una comunicazione più pop (vedi alla voce Papa Francesco):

“ho taggato alcuni sacerdoti non solo per fare pubblicità ad un bracciale ( religioso) ma perchè in tanti cercano oggetti religiosi cristiani e non sanno dove trovarli. Se questo Le ha dato fastidio mi dispiace e me ne scuso. Distinti saluti e che Dio la benedicaa.”

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Cose che non capisco, volume #2.

Non capisco perché in Italia una mostra come Body Worlds non possa essere vista semplicemente per quello che è: scienza applicata all’arte – o arte applicata alla scienza.

Non capisco perché “due rappresentanti del comune” (di cui mi piacerebbe tanto sapere il nome) possano decidere qual è il livello di sensibilità consentito: hanno fatto rimuovere il teschio di un bambino e un feto, non hanno voluto opere che rappresentassero scene sessuali, eppure ho visto parecchi membri maschili, donne a seno scoperto (letteralmente), tumori e malattie.

Non capisco come, in un anno e mezzo che vivo a Milano, non abbia mai sentito parlare della Fabbrica del Vapore. Solo sabato ho scoperto questo spazio speciale, in cui si trova anche l’Accademia del Gioco Dimenticato.

E dimenticare di giocare è un’altra di quelle cose che non capisco.

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Cose che non capisco, volume #1.

Ma io mi domando.

Decidi di aderire alla Vogue Fashion Night Out, cioè quell’evento per far sentire i poveracci un po’ meno poveracci.

Hai fatto pure aggiungere sul tuo sito la pagina “Social”, per far vedere quanto sei aperto alla condivisione.

Metti un’installazione bellissima ALL’INGRESSO del tuo store.

E allora perché, mi domando perché, non mi lasci farle la foto? Ma nessuno ti ha detto che una foto potrebbe diventare pubblicità gratuita e spontanea, cioè quello per cui i tuoi competitor pagherebbero migliaia di euri? Cos’è, non capisco, hai paura che la tipa di Paint Your Life possa rubarti l’idea?

Vabè, sai che ti dico? Che io metto la foto di un altro negozio, toh!

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