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Se i Mondiali fossero gli Oscar

Miglior interpretazione maschile: Durex

Miglior interpretazione femminile: lei

Miglior sceneggiatura non originale: Barilla

Miglior costume: Gazzetta dello Sport

Miglior scenografia: easyJet

Miglior product placement: Panini

 

Oscar alla carriera: Nike

 

E se i Mondiali fossero i Razzies Award?

Peggior delusione: Coca Cola (non pervenuta)

Più grande gufata: Simmenthal (prima e pure dopo)

Peggior battuta: KLM

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S’i’ fosse Parah

Fossi in Parah,

non avrei mai scelto Nicole Minetti come testimonial. Ma questo è un altro discorso e farlo ora sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

In questi giorni molti hanno commentato la notizia della consigliera regionale che per soldi s’è messa in mutande – e graziaddio che ce le aveva – sia dal punto di vista etico che dal punto di vista comunicativo (nota gli effetti esilaranti sul post di Suzukimaruti).

Tutti, dicevo, hanno commentato il danno già fatto.

Quello che ancora non ho letto è un consiglio al brand su come uscire dalla brutta, bruttissima caduta di stile, perché a qualcuno spetterà pur l’ingrato compito.
Quindi provo io a mettermi nei panni di Parah.

Ecco cosa farei:

FASE 1 – detta anche “Meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”

Nessun ulteriore commento sull’accaduto. Ok, ci abbiamo provato, ma abbiamo solo peggiorato la situazione.

Cosa fa una squadra dopo una serie di partite in negativo? Di solito va in silenzio stampa. Così faremo anche noi.

FASE 2 – detta anche “Aridaje(?)”

Usciamo dal silenzio stampa per annunciare solamente che il giorno XX si terrà una nostra sfilata eccezionale, dove l’unica e sola modella sarà la Minetti. Poi invitiamo tutti i blogger e i fan che ci hanno criticato a presenziare all’evento – non con un generico “vi aspettiamo”, ma mandando mail PERSONALIZZATE a ognuno.

Fioccheranno di nuovo le critiche (ma tanto…), magari verranno pure organizzati dei picchetti e delle proteste (prepariamoci in anticipo), sicuramente tutti punteranno su di noi i loro riflettori (così i manager sono contenti).

La prima, iniziale reazione sarà quella di gridare allo scandalo, ma i più perspicaci avranno già intuito che l’affermazione è molto generica e qualcosa sotto dev’esserci.

FASE 3 – detta anche “Io speriamo che me la cavo”

Arriva il giorno della sfilata. Ricordo che prima  NON ABBIAMO RILASCIATO ALCUNA DICHIARAZIONE.
Le luci si abbassano, la musica sale ed ecco sulla passerella la Minetti. Non Nicole, ma Annalisa.

E non perché sia cieca, ma perché è partita da un concorso come Miss Italia (leggi: sii bella e stai zitta) per passare a una competizione canora come Sanremo (con una canzone tutt’altro che memorabile, ma almeno la voce l’ha tirata fuori), fino ad arrivare alle Paralimpiadi, dove sostanzialmente devi tirare fuori le palle.

E cazzo, ha pure vinto una medaglia di bronzo.

Questo sì che è un modello, altro che una modella.

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Come il calzolaio con le sue scarpe

Così io, pubblicitaria, ho avuto per un bel po’ il portfolio rotto.

O meglio, anzi peggio, non ce l’avevo proprio. Era lì, in bozza, ma non trovavo mai il coraggio di pubblicarlo né la voglia.

Fino a ieri.

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