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Non tutto è perduto. Purtroppo.

Non credo ai miracoli, ai premi pubblicitari e, confesso, nemmeno alla pubblicità.

Però nel weekend appena passato qualcosa ha scalfito la corazza di cinismo che fieramente mi sono costruita negli anni. Questa cosa è l’inizio di una domanda, l’incipit di un’ipotesi, l’apertura a una possibilità. In poche parole, “IF – Italians Festival“.

Nella mia mente si configurava come una corazzata Potëmkin del mondo dell’advertising – impressione che ho felicemente espresso al mio capo, tra l’altro uno degli organizzatori dell’evento [momento di riflessione per ricordare che se fossi capitata in un’altra agenzia sarei disoccupata da un pezzo. Ok, proseguiamo].

Invece in due giorni e mezzo ho scoperto idee bellissime, raccontate da persone professionali e appassionate, che mi hanno trasmesso un sacco di voglia di fare, inventare, scrivere.

Questo chiaramente non va affatto bene per il mio celeberrimo pessimismo cosmico, né per la linea editoriale di questo blog. Perciò seguirò la via della negatività e della negazione, elencando tutto quello che non ho trovato in questo festival.

– Non ho assistito a discorsi solo sulla pubblicità.

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– Non ho annusato spocchia, soprattutto tra chi stava sul palco. Nessuno ha mai menzionato quanti leoni di Cannes aveva vinto in carriera, semmai quante uscite stampa aveva conquistato un progetto a zero budget di PR.

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– Non ho sentito espressioni come “impattante”, “abbiamo fatto un video virale” e altri idiomi blablatesi.

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– Non ho sborsato neanche un euro per il mio Pass PRO, dato che la mia agenzia ha pagato per me.

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– Non tutto è perduto, da quel che ho capito. E quindi non ci sono più scuse: tocca rimboccarsi le maniche e spremersi.

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Cosa significa nascere femmina

Succede che nasci.

E nasci femmina. Curiosamente, anche la persona che ti ha generato è femmina. Per molti, questo è e sarà tutto e quindi femmina = madre.

Mi piacerebbe dirti di non preoccuparti, che si tratterà di una esigua minoranza, ma la verità è che il loro pensiero non ti lascerà mai in pace: quando sarai piccola (meno di adesso, ma comunque ancora piccola), mentre chiederanno ai tuoi amichetti “Cosa vuoi fare da grande?”, si rivolgeranno a te per domandarti: “A che età vuoi sposarti?”. Giusto perché tu lo sappia, non ti stanno trattando da principessa, ma da cogliona.

Crescendo, scoprirai che tutti daranno per scontato che tu vada meglio a scuola dei tuoi compagni maschi (che “giustamente” hanno altro per la testa), ma nessuno si aspetterà che tu vada meglio di loro una volta che entrerai nel mondo del lavoro. O in faccende fuori dall’ambito di casa.

In ogni caso puoi stare tranquilla: anche se avrai dei maschi contro di te, potrai sempre contare sulla tipica solidarietà femminile… Vedi qui.

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Benvenuti nel periodo d’oro della pubblicità

No, durante questa lunga assenza non sono impazzita.

Ci ho pensato un po’ e sono giunta alla conclusione che, sì, “c’è crisi” ma nonostante ciò questo è il periodo migliore per la Pubblicità.
Intendo proprio per lei, la Pubblicità, non i budget aziendali (sempre più ridotti) e i compensi delle agenzie (molto vicini alla beneficienza).

Infatti:

  • mai come oggi, grazie ai social network, ha modo di centrare il pubblico a cui si rivolge. Prima cosa c’era? Auditel, Audiradio, per non parlare della visibilità presunta di certi cartelloni stradali. Tutti questi pseudo-strumenti non avevano nemmeno lontanamente la precisione dei Facebook insights.
  • i costi di certi spazi si sono ridimensionati – e giustamente, dato che l’esposizione, la visualizzazione e l’interazione sono finalmente concetti distinti e distinguibili.
  • grazie a blog e gruppi che mostrano le pubblicità di tutti i Paesi, difficilmente un pubblicitario serio si prenderebbe il rischio di copiare ed essere smascherato in diretta mondiale. Mentre una volta, quando c’erano solo i Luezer’s Archive di carta, hai voglia…
  • mi sembra che ultimamente la Pubblicità si stia mescolando molto più con altre forme d’arte e di cultura pop
  • e mi sembra anche che finalmente si affrontino temi sociali quali la disoccupazione giovanile, i diritti mancanti, la bellezza della multietnicità. E naturalmente l’economia
  • persino la donna, in Pubblicità, viene trattata un po’ meglio rispetto a prima. Diciamo che siamo avanzati di un passo rispetto all’Età della Pietra.

Ora, mi rendo conto che tu che sei cresciuto a puntate di Mad Men e a lezioni di IED stai un po’ storcendo il naso di fronte a questo post. Ma ti prego di ricordare che:

  • il problema non sono i budget ridotti. Il problema è quando cliente e agenzia riducono ambizioni e visioni. In particolare quando il cliente, che già ha poco da investire sui media, e quindi non può puntare sulla ripetizione massiccia del messaggio, vuole pure dire la stessa cosa che dicono tutti, buttando nel cesso (perdona il francesismo) anche quei pochi soldi investiti.
  • oh sì, che fighi i vecchi tempi. Ma sii sincero: rinunceresti mai all’immenso aiuto di Fratello Google e Sorella Wikipedia? E soprattutto, se sei donna, ti rendi conto che allora in agenzia avresti avuto molte più chance di fare le pulizie che le campagne?
    Mentre ora, soprattutto nei social, vedo che c’è la necessità di una sensibilità e una cura tipicamente femminili. Quindi, signorine, riteniamoci fortunate!
  • non è un caso che i fenomeni dei gruppi di giovani senza grandi agenzie alle spalle ma che riescono comunque ad emergere, come i Cric o il collettivo di #coglioneno, siano comparsi in questi ultimi anni. Mica ci sono stati casi simili, prima.

E infine lo so che ti hanno nutrito a pane e Ogilvy, ma qui, tra noi, in questo spazietto, diciamocelo: quanto è più divertente fare una cosa così rispetto a tutto quello che ti han fatto studiare sui libri – e sottolineo libri?!

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Una piccola riflessione IN OFFERTA SPECIALE!

Ieri ero in viaggio e ho deciso di fare un COMPRO ORO esperimento.

Ho provato a contare quantI secondi ESSELUNGA passavano tra un messaggio pubblicitario e l’altro. SALDI FINO AL

Ho calcolato così che l’intervallo medio DAI PRODUTTORI DI è di 3 secondi.

Solo 3 secondi. IN SOLI 2 MINUTI

Come vedete, sulle nostre strade il traffico non è CAFFÈ PELLINI solo un problema d’auto.

PS: ogni riferimento a loghi e pubblicità realmente esistenti è puramente casuale. La verità è che sono così tanti – e così uguali – che alla fine non ne rimane impresso nemmeno uno.

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Come mi vede la pubblicità del caffè

Qui sono una che pensa solo ad accalappiare l’uomo e ad avere il brillocco per Natale.

Qui invece tiro fuori un po’ di carattere e di competitività. Nel lavoro? Macché: la mia vera ambizione è liberarmi dell’ombra della temibile ex.

Comunque quando voglio so anche prendermi gioco degli uomini. E approfittare dell’ocaggine delle altre.

Sono una ragazza quasi trentenne, una pubblicitaria e anche una grande consumatrice di caffè.
Eppure, ce ne fosse uno che sappia gratificarmi per questo.

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12 cose che ho imparato nel 2012

1) Controlla i messaggi di Facebook. Non quelli dei tuoi amici, ma quelli che rientrano sotto la voce “Altri”. Quelli che Facebook non ti notifica e magari potevano darti l’opportunità di un lavoretto da freelance.

2) Il blog inteso come diario personale, nonostante le gufate di molti, non è morto. Ha cambiato solo pelle e si chiama “social network”.

3) A proposito di blog. Quest’anno sei riuscita a convincere due persone ad aprirne uno. Mica male, eh? Ora ritenta con dei clienti paganti, grazie.

4) Cucinare bene non era così impossibile, vero? E chissà quante altre cose non lo sono.

(ma no, puntuale non lo sarai mai)

5) Fino a un paio d’anni fa la tua teoria che la webbitudine fosse nell’aria (e nella testa), più che nel device, poteva ancora reggere. Ora non più: comprati ‘sto cazzo di smartphone.

6) Il rischio più grande di questo periodo è cadere nel vittimismo. Non inciampare.

7) Staccare, un pochino ogni tanto.

8) Rinunciaci: non puoi controllare tutto.

9) Non demordere se tutto dipende da te o se puoi cambiare anche solo dello 0,001% la situazione.

10) Palahniuk ti piace, l’abbiamo capito, ma se continui a leggere solo i suoi libri ti perdi un’infinità di mondi che non hai ancora esplorato.

11) Hai gusti troppo pop per essere una influencer.

12) Imponiti un obiettivo un gradino più su di quello che sai puoi raggiungere. Per esempio, anziché scrivere “10 cose che hai imparato nel 2012”, punta a trovarne 12. Magari ce la fai.

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Twitter spiegato a Gasparri

Sottotitolo: sì, amo le sfide impossibili.

Allora, Maurizio, se vogliamo che questo post sia proficuo per entrambi, dobbiamo essere estremante sinceri, in primis con noi stessi.

Tu non sei molto amato dal pubblico.

Fidati.

Hai presente quegli sfottò che ricevi puntualmente? Ecco, quelli dovrebbero essere un indizio che sì, sei conosciuto, sei un personaggio pubblico nessuno-lo-mette-in-dubbio-per-carità, ma “amato”, credimi, è un’altra cosa.

Però tu dici: “Cosa me ne frega? Io ho tanti follower.”

Ecco, infatti, ora ti confesserò un segreto. Sai perché la gente su Twitter segue un personaggio pubblico? Essenzialmente per due motivi:

1) per provare a farsi notare, anche solo per un millesimo di secondo, al “vip” in questione. Per dirgli “hey, guarda, ci sono anch’io, se ti accorgerai della mia esistenza sarò l’uomo più felice della Terra e mi vanterò con gli amici per i prossimi vent’anni”.

2) per cogliere in fallo il vip e alla prima cazzata che scrive – e arriva sempre il momento in cui la scrive – percularlo.

Il primo caso funziona soprattutto se sei molto figo, il secondo se sei abbastanza discutibile.

Indovina un po’ a quale dei due appartieni?

Però tu dici: “Cosa me ne frega? Faccio politica, è normale avere degli oppositori”.

Certo, è normale se fai politica. Però com’è che solo in Italia è normale che un politico usi Twitter per inimicarsi la gente? Ma non ce l’hai un addetto stampa che t’abbia detto che la prima regola è essere accomodanti, o lecchini, o ignoranti (nel senso che è meglio ignorare una provocazione, che cadere nella trappola) nel magico regno del Web?

Così mi sei finito su tutti i giornali per la tua bella risposta, capisci che se quello prima c’aveva 48 follower ora tu hai migliaia di persone che vorrebbero defollowarti le braccine dal resto del corpo? (Incluso il fantomatico addetto stampa di cui sopra).

Però tu mi dici: “Cosa me ne frega? Guarda i follower che hai tu, non sei nessuno.”

Ed è proprio a questo punto che mi rendo conto di amare un po’ meno le sfide impossibili.

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La creatività della crisi (e non viceversa)

Benetton

Blush

Ad print festival

IKEA

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