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Cosa significa nascere femmina

Succede che nasci.

E nasci femmina. Curiosamente, anche la persona che ti ha generato è femmina. Per molti, questo è e sarà tutto e quindi femmina = madre.

Mi piacerebbe dirti di non preoccuparti, che si tratterà di una esigua minoranza, ma la verità è che il loro pensiero non ti lascerà mai in pace: quando sarai piccola (meno di adesso, ma comunque ancora piccola), mentre chiederanno ai tuoi amichetti “Cosa vuoi fare da grande?”, si rivolgeranno a te per domandarti: “A che età vuoi sposarti?”. Giusto perché tu lo sappia, non ti stanno trattando da principessa, ma da cogliona.

Crescendo, scoprirai che tutti daranno per scontato che tu vada meglio a scuola dei tuoi compagni maschi (che “giustamente” hanno altro per la testa), ma nessuno si aspetterà che tu vada meglio di loro una volta che entrerai nel mondo del lavoro. O in faccende fuori dall’ambito di casa.

In ogni caso puoi stare tranquilla: anche se avrai dei maschi contro di te, potrai sempre contare sulla tipica solidarietà femminile… Vedi qui.

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Se questa è una donna

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Grazie al suo discorso, la Boldrini è entrata ieri nei Trending Topic, gli argomenti più discussi su Twitter.

Ma che dico “discorso”: il Giornale ha estrapolato una frase, l’ha rigirata come linea editoriale impone e il risultato è stato che “Ora la Boldrini vuol sfasciare la famiglia: basta spot con le mamme che servono a tavola”.

Il risultato è stato una lunga serie di tweet, per la maggior parte contro la Presidentessa della Camera, che più o meno possiamo catalogare in 4 gruppi:

1° GRUPPO altrimenti detto “MA CHE, CE L’HA CON ME?!”
Sono donne, perlopiù casalinghe e naturalmente portano loro il pasto in tavola. Guai a toccargli questo punto d’onore: diventano la versione 2.0 di “La signora ammazzatutti”. La loro è una scelta consapevole, mica un obbligo, guai a mettere in forse questa certezza – perché allora dovrebbero iniziare a farsi delle domande.

2° GRUPPO altrimenti detto “L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE SIGNIFICA ANCHE POTER SCEGLIERE DI FARE LA CASALINGA”
Spesso si tratta di una branca del gruppo 1. Nel ’68 si cercava disperatamente una risposta standard da dare a chi chiedeva più diritti alle donne in campo lavorativo e la geniale mossa di PR è stata quella di ribaltare l’attacco: le donne in carriera in realtà ce l’hanno con le casalinghe! Complimenti per il capo marketing d’allora, un po’ meno a chi 40 anni dopo copia-incolla ancora la frase succitata ogni qual volta si nomini la parola “emancipazione”.

3° GRUPPO altrimenti detto “CI SONO PROBLEMI PIÙ GRAVI”
Quelli che se fossero in Parlamento partirebbero direttamente dalla pace nel mondo, un po’ come Miss Italia, e passerebbero intere giornate dediti solo ed esclusivamente a questa causa. Probabilmente con gli stessi risultati attuali.

Ah, poi ci sono loro.

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Quelli del 4° gruppo, che dimostrano che la Boldrini ha effettivamente ragione.

Ma proprio tanta.

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Auguri

Non credo che questo spot potrà ambire a un premio a Cannes, dove ogni anno si svolge il più importante festival pubblicitario del mondo.

Noi pubblicitari siamo un po’ troppo snob per far vincere un video così commerciale.
Ci attaccheremmo al fatto che è un po’ paraculo, che sarebbe stato meglio se qualche figlio avesse sbagliato il suo esercizio, che i padri sono assenti e le donne principalmente delle casalinghe.

Tuttavia, non ho ancora trovato una madre a cui non sia piaciuto e che non l’abbia trovato toccante.

Soprattutto, P&G è riuscita in un piccolo, grande miracolo: le mamme VERE si sono riconosciute in quelle televisive.
Anche se i loro figli non saranno presenti a Londra 2012.

O a Cannes.

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machedavvero (l’ho intervistata)?

Il suo blog mi aveva già convinta dal titolo, “machedavvero? – Dal Pampero ai Pampers e ritorno”.

Dopo aver letto un solo post, mi sono iscritta per essere sicura di ricevere ogni singolo aggiornamento.

Confesso di non aver comprato ancora il suo libro, ma confido di riceverlo per il mio compleanno – che è tra 18 giorni, nel caso ti sia venuto l’irresistibile impulso di farmi questo regalo.

Chiara Cecilia Santamaria, aka Wonderland, probabilmente non sospetta di essere riuscita in un piccolo miracolo: farmi appassionare a un mommyblog. Come ha fatto? Innanzitutto perché, nonostante sia una mamma, non parla esclusivamente di maternità. E poi perché, anche quando lo fa, ha un modo di raccontare tutto suo, ironico e mai banale.

Quindi sì, si può dire che io sia diventata una sua fan, facebokkianamente parlando.

Ma se di solito i fan chiedono un autografo, io le ho chiesto un’intervista. Hey, ognuno ha le sue fisse.

IO: Allora, hai un blog, ma scrivi anche per il sito www.piccolini.it (made by Barilla), collabori con diverse aziende, t’inventi le magliette per Threadless, scrivi per Vanity Fair, Cosmopolitan e una serie di altri giornali/blog/chipiùnehapiùnemetta. Ah già, hai anche un marito e una figlia. Scusa ma dove lo trovi il tempo, anche solo per una ceretta?

LEI: Beh, tutto quello che hai elencato è semplicemente il mio lavoro. Come tutte le mamme lavoratrici sono sempre nel caos più completo, e mi salvo grazie all’aiuto di nonna e tata (ecco, ora che mi trasferisco a Londra ci sarà da ridere in proposito). C’è anche da dire che non mi sento in colpa, quando ne ho l’occasione, a mollare la bimba al papà mentre io ne approfitto per dedicarmi un po’ a me stessa. Qualcosa che, secondo me, ogni donna dovrebbe ricordarsi di fare.

IO: Scrivi bene, disegni bene, fai belle foto, sei bella, non ho mai assaggiato un tuo piatto ma da quel che ho visto mi sembra che sai pure cucinare. Capisci che ora il mio ego ha bisogno di sapere almeno un tuo difetto. Un VERO difetto. Ti prego, non fare come le modelle che si lamentano dei loro piedi.

LEI: Il difetto è quello di chi vuole fare tante (troppe?) cose: forse non ce n’è una che faccio davvero davvero bene. Appena cerco di concentrarmi su qualcosa ecco che mi viene la voglia di fare qualcos’altro. Ne uscirò mai? Chissà. Nel frattempo, però, mi diverto.

IO: Per molte donne la gravidanza può essere un ostacolo al lavoro. A te, invece, ha aperto nuove strade. Dato che non penso sia stata una questione di culo, che consiglio daresti alle ragazze che sognano una famiglia, ma anche una carriera?

LEI: Di tenerlo bene a mente, quindi di non lasciarsi scoraggiare dalle (molte) difficoltà che le donne incontrano, specie in Italia. Poi, consiglio di creare una rete di supporto. Se le nonne abitano vicine meglio, altrimenti anche organizzarsi con altre mamme che incontrano gli stessi problemi può essere un’idea. E poi cercare, almeno nel microcosmo familiare, di non prendersi tutte le responsabilità genitoriali ma cercare di dividerle con il proprio partner. L’idea che debba essere sempre tutto sulle spalle della mamma è tipicamente italiana, e va superata.

IO: Ultima domanda. Se tua figlia ti chiedesse cos’è la pubblicità, cosa le risponderesti? Tranquilla, non m’offendo. 😉

LEI: Ho lavorato nel settore della comunicazione, quindi non posso che essere a favore della (bella) pubblicità. Se dovessi spiegarla a mia figlia? Se ben fatta, è quella cosa che ti fa pensare ad un prodotto con un sorriso.

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