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In sintesi

  • Non mi faccio più viva da un mese, ma non sono morta.
  • Milano è un cantiere in vista dell’Expo 2015, ma se cerchi, riesci a vedere la sua bellezza anche in una giornata grigia e piovosa.milanoFigurati poi quando c’è il bel tempo.parcoportello
  • Sono stata a uno di quei corsi obbligatori per chi ha un contratto d’apprendistato. 40 ore che nemmeno gli insegnanti sapevano come riempire, 12 persone che – lavorativamente parlando – avevano davvero poco in comune e un’unica informazione utile: è economicamente provato che torneremo alla lira.
  • Oggi sul Corriere ho letto un articolo di Diego Tardani in cui si sostiene che se la pubblicità usa il corpo della donna non è per abusarne. Eh no, in realtà è per esaltarne il potere sull’uomo.
    Io rispetto Diego Tardani, perché credo ci voglia fegato per scrivere una cazzata simile su un quotidiano nazionale, e perdipiù affidarla all’imperitura memoria del Web, ma a volte penso sia meglio l’anonimato del ruolo di avvocato del diavolo.
    Comunque sentiamo cosa ne pensano le persone. Domani sarò alla Palazzina Liberty per il live-tweet dell’incontro “Austerità creativa contro inquinamento cognitivo”. L’hashtag ufficiale è #meetADCI e la domanda sul tavolo sarà: “Gli italiani si rendono conto di quale perniciosa forma di inquinamento cognitivo sia spesso la pubblicità?“.
    Vedremo.
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On Space Time Foam

Googlatelo.

Poi, se siete di Milano o dintorni, organizzatevi per andare all’HangarBicocca.

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Subito.
Non dite “lo farò”, che poi è un attimo a diventare “dovevo farlo”. L’installazione dura fino al 3 febbraio, i posti sono limitati e non si possono prenotare.

E la fila è lunga, nonostante, come mi ha detto una ragazza dello staff, “non è stata fatta alcuna pubblicità apposta”.
Il passaparola ha funzionato bene. Anche troppo bene, direi, vista la ressa.

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Tutti vogliono provare quella sensazione, tra l’essere sospesi nel vuoto e il gattonare sopra a delle bolle d’aria.
E lo vogliono così tanto da essere disposti ad andare in una zona un po’ così di Milano.
L’Hangar però merita.

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Andateci. Davvero.

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Milano d’inverno

Voci dicono che i milanesi siano persone quadrate, frettolose, senza immaginazione né voglia di scherzare.

E invece a loro basta qualche centimetro di neve e un leggero dislivello per sfoderare dagli armadi slittini e bob, e fingersi a Sankt Moritz.

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Altre voci dicono che siano freddi e difficilmente rivolgano la parola a un estraneo.

Ma io sono testimone di una mini-battaglia di neve nata per caso e indetta tacitamente, tra persone che fino a un minuto prima non si conoscevano.

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Un’altra diceria vuole i milanesi pragmatici, poco propensi al gioco.

Allora come si spiega l’invasione di pupazzi di neve dei giorni scorsi?

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Naturalmente la sottoscritta, anche se milanese-milanese proprio non è, non poteva astenersi dal dare il suo contributo alla crescita demografica (dei pupazzi di neve).

Vi presento quindi lui.

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Non l’umano, ma l’altro. Il

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Perfettamente allineato con lo spirito del tempo, il Pupazzo Più Piccolo Del Mondo (per gli amici PPPDM) è umile, pratico (volendo, take-away), ecologico (100% biodegradabile) e flessibile. All’occorrenza, infatti, diventa un uccellino.

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Sebbene sia piccolissimo, è molto resistente. Tanto da essere uscito quasi indenne dall’attacco di questo bestione armato.

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Ma, ahimè, cosa volete che gliene importi, a quei freddi, superficiali e snob dei milanesi, di PPPDM?

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Cose che non capisco, volume #2.

Non capisco perché in Italia una mostra come Body Worlds non possa essere vista semplicemente per quello che è: scienza applicata all’arte – o arte applicata alla scienza.

Non capisco perché “due rappresentanti del comune” (di cui mi piacerebbe tanto sapere il nome) possano decidere qual è il livello di sensibilità consentito: hanno fatto rimuovere il teschio di un bambino e un feto, non hanno voluto opere che rappresentassero scene sessuali, eppure ho visto parecchi membri maschili, donne a seno scoperto (letteralmente), tumori e malattie.

Non capisco come, in un anno e mezzo che vivo a Milano, non abbia mai sentito parlare della Fabbrica del Vapore. Solo sabato ho scoperto questo spazio speciale, in cui si trova anche l’Accademia del Gioco Dimenticato.

E dimenticare di giocare è un’altra di quelle cose che non capisco.

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Cose che non capisco, volume #1.

Ma io mi domando.

Decidi di aderire alla Vogue Fashion Night Out, cioè quell’evento per far sentire i poveracci un po’ meno poveracci.

Hai fatto pure aggiungere sul tuo sito la pagina “Social”, per far vedere quanto sei aperto alla condivisione.

Metti un’installazione bellissima ALL’INGRESSO del tuo store.

E allora perché, mi domando perché, non mi lasci farle la foto? Ma nessuno ti ha detto che una foto potrebbe diventare pubblicità gratuita e spontanea, cioè quello per cui i tuoi competitor pagherebbero migliaia di euri? Cos’è, non capisco, hai paura che la tipa di Paint Your Life possa rubarti l’idea?

Vabè, sai che ti dico? Che io metto la foto di un altro negozio, toh!

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Milano e i suoi luoghi comuni

Se vuoi lavorare nel mondo della pubblicità e arrivare a un certo livello, devi andare a Milano.

E se non abiti proprio lì vicino e sei già stato ampiamento provato dalla vita da pendolare, finisce che a Milano ti ci trasferisci.

Però ogni tanto al paesello ci torni, e incontri sempre qualcuno che ti chiede: “Ma… A te piace stare là? (sottolineare il “là” con una leggera nota dispregiativa) No, perché io non ci vivrei mai.”.

I motivi per cui non ci vivrebbero sono sempre quei 4 luoghi comuni che sento ripetere da quando sono piccola, ma che probabilmente pre-esistono alla mia nascita.

“Eh, ma Milano è grigia.”

“Eh, ma Milano è così triste e seria.”

“Eh, ma Milano è fredda.”

“Eh, ma a Milano non c’è verde.”

Contraddire le dicerie è uno sforzo titanico pressoché inutile.

Dev’essere per questo che chi vive a Milano annuisce, finge di dar ragione a chi parla ma intanto pensa che al paesello, possibilmente, non ci vivrebbe mai (più).

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