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Se questa è una donna

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Grazie al suo discorso, la Boldrini è entrata ieri nei Trending Topic, gli argomenti più discussi su Twitter.

Ma che dico “discorso”: il Giornale ha estrapolato una frase, l’ha rigirata come linea editoriale impone e il risultato è stato che “Ora la Boldrini vuol sfasciare la famiglia: basta spot con le mamme che servono a tavola”.

Il risultato è stato una lunga serie di tweet, per la maggior parte contro la Presidentessa della Camera, che più o meno possiamo catalogare in 4 gruppi:

1° GRUPPO altrimenti detto “MA CHE, CE L’HA CON ME?!”
Sono donne, perlopiù casalinghe e naturalmente portano loro il pasto in tavola. Guai a toccargli questo punto d’onore: diventano la versione 2.0 di “La signora ammazzatutti”. La loro è una scelta consapevole, mica un obbligo, guai a mettere in forse questa certezza – perché allora dovrebbero iniziare a farsi delle domande.

2° GRUPPO altrimenti detto “L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE SIGNIFICA ANCHE POTER SCEGLIERE DI FARE LA CASALINGA”
Spesso si tratta di una branca del gruppo 1. Nel ’68 si cercava disperatamente una risposta standard da dare a chi chiedeva più diritti alle donne in campo lavorativo e la geniale mossa di PR è stata quella di ribaltare l’attacco: le donne in carriera in realtà ce l’hanno con le casalinghe! Complimenti per il capo marketing d’allora, un po’ meno a chi 40 anni dopo copia-incolla ancora la frase succitata ogni qual volta si nomini la parola “emancipazione”.

3° GRUPPO altrimenti detto “CI SONO PROBLEMI PIÙ GRAVI”
Quelli che se fossero in Parlamento partirebbero direttamente dalla pace nel mondo, un po’ come Miss Italia, e passerebbero intere giornate dediti solo ed esclusivamente a questa causa. Probabilmente con gli stessi risultati attuali.

Ah, poi ci sono loro.

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Quelli del 4° gruppo, che dimostrano che la Boldrini ha effettivamente ragione.

Ma proprio tanta.

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A volte un’immagine vale più di mille parole

Ma in questo caso, le parole sono due.

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Grazie a Giovanni Pagano e al blog di Donald Draper per avermi regalato questo sorriso.

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Politically scorrect

E niente, pare proprio che ultimamente chi ha un blog sulla pubblicità non possa esimersi dal parlare di politica – anche se, pur di evitare l’argomento, non posta da quasi un mese.

Prima ci sono state le elezioni americane, con tutta la scia di parodie e strizzatine d’occhio che seguono.

Poi le primarie del PD e il colpo di genio di non so quale “nipote di”.

Fino ad arrivare a oggi, giorno in cui la Meloni decide di candidarsi alle Primarie puntando su un programma che sta molto a cuore all’elettorato del PDL.

Forse è meglio tornare in letargo.

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Con un poco di immaginazione

Voglio provare a immaginare che quello che ho letto non è davvero stato detto.

O meglio, non è stato capito.

Sì, voglio credere che abbiamo sbagliato. Che siamo noi in errore. Tanto per cambiare.

Ecco come stanno le cose: quella della Fornero è tutta una strategia.

In realtà lei sta riuscendo là dove la scuola italiana (pubblica o no, la differenza è minima) ha miseramente fallito.

Ci ha insegnato una nuova parola inglese.

E “choosy” è solo l’inizio. Presto sulle prime pagine di tutti i giornali arriveranno anche le altre lezioni, gratuite.

Rimarremo sempre dei poveri choosy, ma con un perfetto accento british.

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Twitter spiegato a Gasparri

Sottotitolo: sì, amo le sfide impossibili.

Allora, Maurizio, se vogliamo che questo post sia proficuo per entrambi, dobbiamo essere estremante sinceri, in primis con noi stessi.

Tu non sei molto amato dal pubblico.

Fidati.

Hai presente quegli sfottò che ricevi puntualmente? Ecco, quelli dovrebbero essere un indizio che sì, sei conosciuto, sei un personaggio pubblico nessuno-lo-mette-in-dubbio-per-carità, ma “amato”, credimi, è un’altra cosa.

Però tu dici: “Cosa me ne frega? Io ho tanti follower.”

Ecco, infatti, ora ti confesserò un segreto. Sai perché la gente su Twitter segue un personaggio pubblico? Essenzialmente per due motivi:

1) per provare a farsi notare, anche solo per un millesimo di secondo, al “vip” in questione. Per dirgli “hey, guarda, ci sono anch’io, se ti accorgerai della mia esistenza sarò l’uomo più felice della Terra e mi vanterò con gli amici per i prossimi vent’anni”.

2) per cogliere in fallo il vip e alla prima cazzata che scrive – e arriva sempre il momento in cui la scrive – percularlo.

Il primo caso funziona soprattutto se sei molto figo, il secondo se sei abbastanza discutibile.

Indovina un po’ a quale dei due appartieni?

Però tu dici: “Cosa me ne frega? Faccio politica, è normale avere degli oppositori”.

Certo, è normale se fai politica. Però com’è che solo in Italia è normale che un politico usi Twitter per inimicarsi la gente? Ma non ce l’hai un addetto stampa che t’abbia detto che la prima regola è essere accomodanti, o lecchini, o ignoranti (nel senso che è meglio ignorare una provocazione, che cadere nella trappola) nel magico regno del Web?

Così mi sei finito su tutti i giornali per la tua bella risposta, capisci che se quello prima c’aveva 48 follower ora tu hai migliaia di persone che vorrebbero defollowarti le braccine dal resto del corpo? (Incluso il fantomatico addetto stampa di cui sopra).

Però tu mi dici: “Cosa me ne frega? Guarda i follower che hai tu, non sei nessuno.”

Ed è proprio a questo punto che mi rendo conto di amare un po’ meno le sfide impossibili.

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