Archivi tag: testimonial

Liberaci da questo male

Sono certa che qualcuno avrà pregato che il silenzio di questo blog si rivelasse eterno.

Mi spiace, ma non è ancora il momento.

E se qui è da un po’ che non mi faccio viva, in compenso su Facebook non ho lasciato stare nemmeno i Santi.

O i presunti tali.

macorinigioielli

Così quando ho notato che la pagina di una gioielleria aveva taggato i profili di 11 preti sull’immagine di un bracciale, da brava bigotta di provincia quale sono, mi sono un po’ indignata.

Perché un’azienda che ci tagga su un suo prodotto ci sta in realtà usando come testimonial inconsapevoli.

Pensateci: cosa comporta un tag?

  • Nel newsfeed dei miei contatti di Facebook apparirrà la notizia che “compaio” in una foto
  • Nel mio profilo verrà pubblicato automaticamente il post altrui
  • Nell’album delle mie foto, eccola: l’immagine con tanto di tag, a formare ormai un tutt’uno indistinguibie con gli scatti che io intenzionalmente ho scelto di inserire.

Ora arriva la domanda numero 2: cosa comporta nello specifico comparire sul profilo di un “Don”?

  • La certezza di avere un certo bacino di “amici” (mal che vada qualche centinaio di anime di paese).
  • Una certa autorità e influenza trasmessa dal testimonial.

Ora mi si ribatterà che Facebook ha per l’appunto un’impostazione che permette di essere taggati solo dopo nostra autorizzazione. Ma siamo onesti: non rientra nel “pacchetto base” che il social network di Zuckerberg offre. Ergo, vallo a trovare.

Chiudo comunque con un sorriso. Quello che mi ha procurato la giustificazione data dal gioielliere sulla sua scelta di taggare 11 preti su un piccolo oggetto di lusso, proprio nel periodo in cui la Chiesa sta cercando di riconquistare fan con una comunicazione più pop (vedi alla voce Papa Francesco):

“ho taggato alcuni sacerdoti non solo per fare pubblicità ad un bracciale ( religioso) ma perchè in tanti cercano oggetti religiosi cristiani e non sanno dove trovarli. Se questo Le ha dato fastidio mi dispiace e me ne scuso. Distinti saluti e che Dio la benedicaa.”

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S’i’ fosse Parah

Fossi in Parah,

non avrei mai scelto Nicole Minetti come testimonial. Ma questo è un altro discorso e farlo ora sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

In questi giorni molti hanno commentato la notizia della consigliera regionale che per soldi s’è messa in mutande – e graziaddio che ce le aveva – sia dal punto di vista etico che dal punto di vista comunicativo (nota gli effetti esilaranti sul post di Suzukimaruti).

Tutti, dicevo, hanno commentato il danno già fatto.

Quello che ancora non ho letto è un consiglio al brand su come uscire dalla brutta, bruttissima caduta di stile, perché a qualcuno spetterà pur l’ingrato compito.
Quindi provo io a mettermi nei panni di Parah.

Ecco cosa farei:

FASE 1 – detta anche “Meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”

Nessun ulteriore commento sull’accaduto. Ok, ci abbiamo provato, ma abbiamo solo peggiorato la situazione.

Cosa fa una squadra dopo una serie di partite in negativo? Di solito va in silenzio stampa. Così faremo anche noi.

FASE 2 – detta anche “Aridaje(?)”

Usciamo dal silenzio stampa per annunciare solamente che il giorno XX si terrà una nostra sfilata eccezionale, dove l’unica e sola modella sarà la Minetti. Poi invitiamo tutti i blogger e i fan che ci hanno criticato a presenziare all’evento – non con un generico “vi aspettiamo”, ma mandando mail PERSONALIZZATE a ognuno.

Fioccheranno di nuovo le critiche (ma tanto…), magari verranno pure organizzati dei picchetti e delle proteste (prepariamoci in anticipo), sicuramente tutti punteranno su di noi i loro riflettori (così i manager sono contenti).

La prima, iniziale reazione sarà quella di gridare allo scandalo, ma i più perspicaci avranno già intuito che l’affermazione è molto generica e qualcosa sotto dev’esserci.

FASE 3 – detta anche “Io speriamo che me la cavo”

Arriva il giorno della sfilata. Ricordo che prima  NON ABBIAMO RILASCIATO ALCUNA DICHIARAZIONE.
Le luci si abbassano, la musica sale ed ecco sulla passerella la Minetti. Non Nicole, ma Annalisa.

E non perché sia cieca, ma perché è partita da un concorso come Miss Italia (leggi: sii bella e stai zitta) per passare a una competizione canora come Sanremo (con una canzone tutt’altro che memorabile, ma almeno la voce l’ha tirata fuori), fino ad arrivare alle Paralimpiadi, dove sostanzialmente devi tirare fuori le palle.

E cazzo, ha pure vinto una medaglia di bronzo.

Questo sì che è un modello, altro che una modella.

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L’autogol del testimonial

NOTA PER ME STESSA DA LEGGERE ALMENO UNA VOLTA AL MESE:

Flavia,

se stai pensando di usare come testimonial un calciatore… be’, pessima idea.

Per ricordarti i motivi per cui dovresti desistere ti sottoporrò un metodo che si è sempre rivelato efficace sin dai tempi della prima elementare, quando dovevi decidere se Marco ti piaceva davvero o no: la lista dei pro e dei contro.

PRO

  • La pubblicità non passa inosservata.
  • Accontenta tutti quelli che “bene o male, purché se ne parli”.

CONTRO

  • Mettiamo anche che il calciatore in questione abbia portato l’Italia a vincere un Mondiale. Per i successivi due anni rimarrebbe comunque il giocatore di una squadra specifica. Ergo, viene odiato da milioni di persone.
  • Poi c’è un piccolo particolare (che certo rispetto al resto sembra niente – intanto però): la recitazione è pessima.

In conclusione, Contro battono Pro 3 a 2.

Ah sì, naturalmente “Qualsiasi riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale”.

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