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Cosa significa nascere femmina

Succede che nasci.

E nasci femmina. Curiosamente, anche la persona che ti ha generato è femmina. Per molti, questo è e sarà tutto e quindi femmina = madre.

Mi piacerebbe dirti di non preoccuparti, che si tratterà di una esigua minoranza, ma la verità è che il loro pensiero non ti lascerà mai in pace: quando sarai piccola (meno di adesso, ma comunque ancora piccola), mentre chiederanno ai tuoi amichetti “Cosa vuoi fare da grande?”, si rivolgeranno a te per domandarti: “A che età vuoi sposarti?”. Giusto perché tu lo sappia, non ti stanno trattando da principessa, ma da cogliona.

Crescendo, scoprirai che tutti daranno per scontato che tu vada meglio a scuola dei tuoi compagni maschi (che “giustamente” hanno altro per la testa), ma nessuno si aspetterà che tu vada meglio di loro una volta che entrerai nel mondo del lavoro. O in faccende fuori dall’ambito di casa.

In ogni caso puoi stare tranquilla: anche se avrai dei maschi contro di te, potrai sempre contare sulla tipica solidarietà femminile… Vedi qui.

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Benvenuti nel periodo d’oro della pubblicità

No, durante questa lunga assenza non sono impazzita.

Ci ho pensato un po’ e sono giunta alla conclusione che, sì, “c’è crisi” ma nonostante ciò questo è il periodo migliore per la Pubblicità.
Intendo proprio per lei, la Pubblicità, non i budget aziendali (sempre più ridotti) e i compensi delle agenzie (molto vicini alla beneficienza).

Infatti:

  • mai come oggi, grazie ai social network, ha modo di centrare il pubblico a cui si rivolge. Prima cosa c’era? Auditel, Audiradio, per non parlare della visibilità presunta di certi cartelloni stradali. Tutti questi pseudo-strumenti non avevano nemmeno lontanamente la precisione dei Facebook insights.
  • i costi di certi spazi si sono ridimensionati – e giustamente, dato che l’esposizione, la visualizzazione e l’interazione sono finalmente concetti distinti e distinguibili.
  • grazie a blog e gruppi che mostrano le pubblicità di tutti i Paesi, difficilmente un pubblicitario serio si prenderebbe il rischio di copiare ed essere smascherato in diretta mondiale. Mentre una volta, quando c’erano solo i Luezer’s Archive di carta, hai voglia…
  • mi sembra che ultimamente la Pubblicità si stia mescolando molto più con altre forme d’arte e di cultura pop
  • e mi sembra anche che finalmente si affrontino temi sociali quali la disoccupazione giovanile, i diritti mancanti, la bellezza della multietnicità. E naturalmente l’economia
  • persino la donna, in Pubblicità, viene trattata un po’ meglio rispetto a prima. Diciamo che siamo avanzati di un passo rispetto all’Età della Pietra.

Ora, mi rendo conto che tu che sei cresciuto a puntate di Mad Men e a lezioni di IED stai un po’ storcendo il naso di fronte a questo post. Ma ti prego di ricordare che:

  • il problema non sono i budget ridotti. Il problema è quando cliente e agenzia riducono ambizioni e visioni. In particolare quando il cliente, che già ha poco da investire sui media, e quindi non può puntare sulla ripetizione massiccia del messaggio, vuole pure dire la stessa cosa che dicono tutti, buttando nel cesso (perdona il francesismo) anche quei pochi soldi investiti.
  • oh sì, che fighi i vecchi tempi. Ma sii sincero: rinunceresti mai all’immenso aiuto di Fratello Google e Sorella Wikipedia? E soprattutto, se sei donna, ti rendi conto che allora in agenzia avresti avuto molte più chance di fare le pulizie che le campagne?
    Mentre ora, soprattutto nei social, vedo che c’è la necessità di una sensibilità e una cura tipicamente femminili. Quindi, signorine, riteniamoci fortunate!
  • non è un caso che i fenomeni dei gruppi di giovani senza grandi agenzie alle spalle ma che riescono comunque ad emergere, come i Cric o il collettivo di #coglioneno, siano comparsi in questi ultimi anni. Mica ci sono stati casi simili, prima.

E infine lo so che ti hanno nutrito a pane e Ogilvy, ma qui, tra noi, in questo spazietto, diciamocelo: quanto è più divertente fare una cosa così rispetto a tutto quello che ti han fatto studiare sui libri – e sottolineo libri?!

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Creatività sparsa

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(In tutta questa creatività, non ci crederai mai ma c’è anche spazio per una pubblicità. Solo apparentemente banale.)

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Quante probabilità ci sono che:

– mi metta a seguire il blog di un tizio perché mi fa ridere

– che questo tizio si metta a seguire il mio (vecchio) blog perché… Non so perché

– che il tizio sia un deejay, ma non di quelli che ti metterebbero la versione remix del pulcino Pio, ma di quelli che ti fanno sentire cose nuove

– che un giorno veda le sue foto su Facebook e pensi: “apperò!” (e ribadisca il concetto guardando gli altri scatti su http://emanuelecolombo.carbonmade.com)

– che un giorno mi ritrovi il suo nome sull’homepage di Repubblica, perché è l’autore di questo video

The proof that we are soulmates from Emanuele Colombo on Vimeo.

– e soprattutto che non invidi neanche un po’ la sua poliedricità e il suo (giusto) successo?

Pochissime.

Nonostante ciò, ho intervistato Emanuele Colombo. Che vi devo dire? Alla fine mi sta pure simpatico.

IO: Ciao Emanuele. Ti ho lasciato cazzaro e deejay, ora ti ritrovo superprofessionale e videomaker. Ti ho incontrato su un blog di Splinder e invece adesso sei su Vimeo. Cos’è successo nel mezzo?

LUI: Nel mezzo ho preso una laurea in scienze della comunicazione, come fa qualunque 25enne che ancora non sa che fare della vita. Nel giro di due mesi sono stato assunto in un’agenzia di comunicazione di Milano con una piccola sezione di produzione video interna. Classico stage sottopagato con mansioni tipo portare a lavare la macchina del capo o scaricare le luci dal furgone. Pian piano poi ho iniziato a guadagnare la fiducia dei miei responsabili e a ricevere incarichi sempre più importanti.

A dicembre 2010, esasperato dalle sofferenze cui sono sottoposti i pendolari sulla tratta Varese – Milano, ho deciso di non rinnovare il contratto senza timore alcuno per la crisi globale, nel tentativo di intraprendere la carriera da freelance. I primi mesi devo dire che non sono stati facili ma in un lasso di tempo relativamente breve sono riuscito a crearmi un buon giro di clienti, al momento sto lavorando per parecchie agenzie sia italiane che estere.

IO: Mi racconti come nasce un video come “The proof that we are soulmates”?

LUI: Sebbene io adori il mio lavoro spesso mi trovo a fare video di routine, o peggio ancora non riesco a fare le cose come vorrei per via di mancanza di budget, scadenze serrate eccetera. Per questo ho deciso di dedicare del tempo a qualcosa che fosse solo per me e che possibilmente mi permettesse di imparare qualcosa di nuovo e di avere visibilità a livello professionale. In sostanza avevo voglia di fare qualcosa di bello.
Ho cercato ispirazione su Internet e su Visual.ly ho trovato questa meravigliosa dichiarazione d’amore

e ho deciso immediatamente di realizzarne una versione animata.

IO: Il video ha avuto millemilamigliaia di visite, è finito sull’homepage di Repubblica e sta facendo un po’ il giro di tutto il Web. Come ci sei riuscito?

LUI: Un’ora dopo aver messo il video online lo staff di Visual.ly l’ha messo in home page. Da subito poi, ho visto che amici e amici di amici hanno immediatamente iniziato a condividere il video su Facebook accompagnandolo con commenti entusiasti. Il primo giorno ha totalizzato 3000 visite, che non sono certo tantissime ma senz’altro un risultato che non mi ha aspettavo.
La svolta però è arrivata quando mi sono reso conto che Drake Martinet, l’autore dell’infografica a cui mi ero ispirato, è un importante giornalista specializzato in nuovi media, e la sua futura moglie, destinataria della dichiarazione d’amore, è Stacy Green, vice presidente di Mashable, che stando a quanto dice Wikipedia è il terzo blog più letto al mondo.
Non ho dovuto faticare molto per ottenere un post dedicato al mio video, da lì gli accessi si sono veramente impennati e da quel momento è finito un po’ ovunque.

IO: Allora, io avrei una teoria, che è questa che vado a esporti: puoi essere bravissimo, l’importante è che tu lo sia in una e una sola specialità. Quindi se sai fare musica, non puoi essere bravo anche con i video. Se sei bravo con i video, non puoi essere bravo anche a fare foto. Non che sia empiricamente impossibile, è che proprio ti fai odiare dalla gente normodotata, capisci?

LUI: Eh ma tutto ciò che faccio fa parte di tanti piccoli mondi tutti collegati tra loro. La logica dei software per fare musica è molto simile a quella dei software di montaggio video. Quando poi impari a montare scatta il desiderio di prendere in mano una telecamera e a provare ad usarla. Il passaggio tra la telecamera e la macchina fotografica poi è immediato perchè i concetti tecnici sono esattamente identici. Poi una volta che scatti una bella foto impari a usare Photoshop per ritoccarla, e a quel punto inizi a masticare un po’ di color correction e di abbinamenti di colore, che è una competenza che puoi reciclare anche nel montaggio video o nella grafica animata. In realtà ogni competenza di ognuno di questi ambiti può essere reciclata all’interno di tutti gli altri, è questa la vera figata!

Fondamentalmente le condizioni imprescindibili per lavorare nell’ambito in cui mi muovo io sono o il senso estetico e essere profondamente nerd. Io nerd lo sono di sicuro, riguardo il senso estetico lascio giudicare agli altri.

IO: Dimmi almeno che non sai cucinare. Io più di tutti odio quelli che sono bravissimissimi nel loro lavoro e mica si fermano lì, no, devono pure fare i MasterChef della situazione, giusto per far sentire una merda te che finora ti sei sempre parata dietro la frase: “Eh, ma io sono tutta concentrata sul mio lavoro, non ho tempo per imparare a fare chissà quali manicaretti!”.

LUI: No, non so cucinare e odio farlo. Però so tutte le capitali e le bandiere del mondo a memoria e faccio scrocchiare fortissimo le ginocchia.

Secondo me dovrebbe aggiungerlo, su www.emanuelecolombo.it

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La sottile linea tra remake e recreate

Dopo il post scorso, ce ne sarebbero mille altri da dedicare alla differenza tra plagi, citazioni, ispirazioni e rifacimenti.

Ma sai che c’è?

C’è che è domenica e che ho voglia di guardare qualcosa di nuovo.

Che forse nuovo non è.

O forse no?

RED from RED on Vimeo.

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I pubblicitari amano l’iperbole

Ma questa non è un’esagerazione.

Dico davvero.*

*Un giorno, quando non dovrò più preoccuparmi delle ritorsioni dei clienti, avrò molto da scrivere su questo blog.

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Il piano B

Se nella vita mi dovesse andar male come pubblicitaria (tié!), mi piacerebbe finire così:

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La forza oscura di Darth & Co.

Devo farvi una confessione. Non mi farà molto onore, per questo ve la scrivo tra parentesi. Leggetela come se fosse un segreto che vi viene sussurato.

(Io Guerre Stellari non l’ho mai visto. Anzi no, per la precisione ho visto un film “di mezzo”, con la logica conseguenza che non c’ho capito niente e che anzi m’è sembrato un po’ una boiata.)

Detto ciò, aggiungo però che sono preparatissima su tutto: storia, personaggi e naturalmente colonna sonora.

Se li conosco così bene, è anche per merito della pubblicità, che da sempre subisce il fascino irresistibile di Darth Fener e  degli altri – ma soprattutto, diciamocelo, di Darth Fener.

Giusto per citare gli esempi più recenti, eccovi lo spot della Volkswagen andato in onda per la prima volta durante il SuperBowl dell’anno scorso:

E lo spot con cui la stessa casa automobilistica ci riprova, quest’anno:

Altra campagna, stesso tema. Questa volta il prodotto è l’agenzia pubblicitaria stessa:

Chiudo con un flash mob proprio per Guerre Stellari. Che dire.

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Sottile

Questo video è riuscito in ben due imprese:

1) è una delle poche pubblicità nate per diventare viral e diventate viral

2) è una delle poche, pochissime pubblicità che guarderesti volentieri una seconda volta – anzi, ammettilo che l’hai mandato daccapo apposta per rivedere il trucchetto.

E quindi, nonostante la rosicatura da “perchénonc’hopensatoio”, faccio i miei complimenti a chi ha avuto l’idea.

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